Industria italiana: segnali di ripresa dal 2025 

Il sistema manifatturiero italiano nel 2025 ha iniziato lentamente a rimettersi in piedi. I segnali sono ancora timidi, ma ci sono. Si potrebbe definire una fase di assestamento: prima la fine del calo, poi un timido recupero verso fine anno.

Nel complesso, la produzione ha registrato una leggerissima decrescita media annua dello 0,2%, nulla a che vedere con i tonfi del biennio precedente, quando aveva perso il 2% nel 2023 e addirittura il 4% nel 2024. A scattare questa fotografia è il Centro Studi di Confindustria, che interpreta i dati come una boccata d’aria dopo un periodo difficile.  

Sono ancora pochi i settori davvero solidi

Nella grande “macchina” dell’industria si scopre che nel 2025 i comparti in espansione sono saliti a nove, mentre l’anno prima erano solo quattro. Sei settori hanno cambiato direzione passando dal segno meno al più, mentre soltanto uno ha invertito rotta in senso negativo. Il quadro, però, resta fragile: su ventidue comparti manifatturieri, solo tre sono cresciuti per due anni consecutivi. Troppo pochi per parlare di slancio strutturale.

Si è ristretto fortunatamente il divario tra chi sale e chi scende: l’escursione delle variazioni produttive è passata da un estremo tra -23% e +8% nel 2024 a un più contenuto intervallo tra -10% e +4% nel 2025.

I settori più in affanno

Auto e moda continuano a viaggiare con il freno tirato. L’automotive ha accusato un altro arretramento pesante, -10,3%, frenato da prezzi elevati, norme poco chiare e maggiore concorrenza dall’estero. Anche il tessile-abbigliamento-pelli resta in territorio negativo, con un -5,5% legato soprattutto alla debolezza dell’export e alla prudenza dei consumatori.

Anche sul settore della chimica non splende il sole: peggiora rispetto all’anno prima con un -2,6%, a causa soprattutto dei costi dell’energia e di una trasformazione europea che spinge alcune imprese a chiudere o riconvertirsi verso produzioni più sostenibili.

Farmaceutica e metallurgia al top

Vanno bene invece farmaceutica e metallurgia. I medicinali sono in cima alla classifica con un +3,8% sostenuto da esportazioni esplosive: +28,5% annuo e un avanzo commerciale di 11,4 miliardi. Spiccano le vendite verso gli Stati Uniti, cresciute del 54% anche grazie alla ricostituzione delle scorte.

Buona anche la performance dei metalli (+4%), trainati dall’export nonostante le barriere doganali americane su acciaio e alluminio.

L’alimentare tiene botta

C’è poi un settore che, come si dice, tiene botta sempre: l’alimentare. È cresciuto sia nel 2024 sia nel 2025, con una media del +2,6%, confermando la sua natura anticiclica.
Con oltre il 15% della produzione industriale venduta, il comparto funziona da cuscinetto nei momenti difficili.

Cosa frena e spinge l’economia

Resistono alcuni fattori trasversali che pesano sull’industria: caro energia, dollaro debole, dazi, incertezza globale e famiglie più propense a risparmiare che a spendere.
Dall’altra parte, però, qualcosa si muove: tassi più bassi rispetto al 2023, credito che torna a circolare e investimenti in macchinari che alimentano nuova domanda.

Le previsioni per il 2026

Per ora i dati ufficiali di Istat sul nuovo anno non ci sono ancora, ma gli indicatori preliminari suggeriscono un clima leggermente migliore. Le previsioni parlano di una crescita moderata che riporterebbe la manifattura in territorio positivo dopo tre anni difficili.