Lingue straniere: italiani più sicuri al lavoro con l’aiuto dell’AI

Emerge da una ricerca condotta DeepL a livello nazionale e realizzata da YouGov: gli strumenti di traduzione basati sull’AI stanno emergendo come fattori abilitanti fondamentali in ambito aziendale.
Quasi un lavoratore italiano su tre (29%) utilizza una lingua straniera sul posto di lavoro almeno una volta al mese. L’inglese è la lingua più utilizzata (92%), seguita da francese (18%), spagnolo (14%) e tedesco (5%).

Tra chi utilizza gli strumenti di traduzione basati sull’AI l’impatto è evidente:. Sei professionisti su dieci affermano di sentirsi più sicuri nel comunicare in una lingua straniera e il 31% segnala un miglioramento della comunicazione interna. E il 19% attribuisce a questi strumenti un ruolo nel supportare l’espansione verso nuovi mercati.

Saper comunicare in altre lingue non è solo una competenza

Per molti professionisti poter comunicare in altre lingue non è solo una competenza, ma una chiave d’accesso a diverse opportunità. Per oltre il 72% degli intervistati la conoscenza delle lingue straniere influenza la crescita professionale e per il 34,5% è determinante per accedere a ruoli specifici.
Ma se il 49% dei manager usa regolarmente sul lavoro una lingua straniera, la percentuale scende al 26% tra gli altri dipendenti, il che indica un’importanza crescente delle competenze linguistiche con l’aumentare del livello gerarchico.

Le barriere, però, restano una sfida: il 34% ha difficoltà a comunicare con precisione a causa di limiti linguistici, e per il 35% questi limiti ostacolano la capacità di lavorare in modo efficace. 
Tra i manager, la percentuale sale al 46%. Anche la complessità linguistica, quindi, cresce con il livello di responsabilità.

Le difficoltà linguistiche sono un rischio per il business

Il divario nelle competenze linguistiche non è solo un problema di comunicazione, ma viene considerato un vero e proprio rischio per il business. Per il 46% dei professionisti (63% manager) una comunicazione di scarsa qualità nei mercati esteri limita la competitività del business.
Anche i professionisti più giovani esprimono maggiore sensibilità alla questione: il 49% degli under45 afferma che le difficoltà linguistiche limitano il potenziale globale delle loro aziende (44% over45).

Nonostante la consapevolezza, l’uso dell’AI linguistica sul lavoro è ancora limitato. Più della metà (52%) non ha mai utilizzato strumenti di traduzione basati su AI e solo uno su dieci afferma che la propria azienda offre accesso a strumenti di traduzione AI a pagamento.

L’accesso multilingue è un imperativo aziendale

Persiste infatti un po’ di scetticismo, e le resistenze riguardano soprattutto l’accuratezza (37%), la fiducia nei risultati (44%) e la privacy dei dati (21%).
In altre parole, la fiducia è la prossima frontiera da conquistare, soprattutto tra i più giovani e le donne.

Guardando al futuro, i lavoratori italiani dimostrano ottimismo, riflettendo una tendenza globale più ampia. L’IA linguistica sta generando crescita ed efficienza sostanziali, riporta Askanews, trasformando le risorse linguistiche in una risorsa strategica.
Le aziende stanno sfruttando questi strumenti anche per costruire connessioni interculturali più forti ed estendere la portata globale.
Insomma, l’accesso multilingue non è solo una questione lavorativa, ma un imperativo aziendale.