Mai senza super offerte: gli italiani non sono disposti a rinunciare alle promozioni di fine novembre, in occasione dell’ormai tradizionale Venerdì Nero. Durante l’ultimo Black Friday e complessivamente nei mesi di ottobre e novembre 2024, fino al Cyber Monday, si è infatti registrato un incremento significativo nella domanda di credito al consumo da parte delle famiglie, pari al +7% rispetto alla media di ottobre dell’anno precedente.

Tra le tipologie di finanziamento, spiccano le richieste di soluzioni come il Buy Now Pay Later (+59%) e gli affidamenti revolving (+54%). Il trend è stato favorito dall’anticipo e dall’estensione del periodo delle offerte commerciali, con una crescita della domanda già evidente a metà novembre.

Un fenomeno sempre più esteso
Un’indagine condotta da CRIF su oltre 2 milioni di richieste di prestiti personali, prestiti finalizzati, affidamenti revolving e Buy Now Pay Later ha evidenziato l’effetto trainante delle promozioni commerciali su questi strumenti. Lo studio ha posto particolare attenzione al periodo del Black Friday e del Cyber Monday.

Secondo Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “le promozioni tipiche di questo periodo, unite alla crescente diffusione dei finanziamenti digitali e delle formule innovative come il Buy Now Pay Later, hanno sostenuto la domanda di credito. Questo dato è incoraggiante per l’economia italiana, soprattutto in un contesto di inflazione in calo e tassi di interesse più favorevoli, che rafforzano la fiducia delle famiglie nella propria capacità di spesa”.

Importi medi, tipologia di richieste e tendenze
Nel fine settimana del Black Friday, gli importi medi richiesti per il credito al consumo si sono rivelati inferiori rispetto alle settimane precedenti. Questo è legato principalmente al diverso mix di prodotti, orientato verso strumenti innovativi e di basso valore unitario, come il Buy Now Pay Later.

La maggior parte delle richieste di credito al consumo durante il periodo del Black Friday proviene dalla Generazione X e dai Millennials. Tuttavia, il Buy Now Pay Later è particolarmente apprezzato dalla GenZ, che rappresenta oltre il 20% delle richieste per questa tipologia di finanziamento. Nei prestiti tradizionali, i Baby Boomers mantengono invece una quota significativa del totale. I dati dimostrano che le famiglie italiane sono sempre più orientate verso strumenti finanziari flessibili e innovativi per sostenere i consumi.

Lo rileva  lo studio europeo ‘Holiday Shopping Study 2024’, condotto da ShopFully e Offerista: per gli italiani lo shopping natalizio quest’anno risentirà soprattutto delle preoccupazioni per l’inflazione (73%), l’aumento dei costi energetici (48%) e le difficoltà finanziarie (37%).

Ma nonostante le sfide economiche, il Natale resta un momento di gioia e condivisione per i consumatori, che quest’anno si avvicinano allo shopping con un po’ più di attenzione, trasformando ogni acquisto in un gesto che aggiunge magia alle feste.
Insomma, gli italiani si preparano alla consueta stagione di acquisti natalizi, e malgrado alcune incertezze economiche, conservano il desiderio di celebrare le tradizioni di Natale e fine anno.

In vista dei regali, un quarto dei consumatori ha approfittato del Black Friday

La medesima tendenza si riscontra anche negli altri Stati europei. In Francia e Spagna, ad esempio, l’inflazione preoccupa rispettivamente l’85% e il 76% dei consumatori.

Tuttavia, in questo scenario, europei e italiani non intendono rinunciare ai regali di Natale, e per affrontare gli acquisti con maggiore serenità, oltre 8 italiani su 10 (84%) presteranno particolare attenzione al prezzo.
Inoltre, più di 1 consumatore su 4 (27%) per acquistare i regali di Natale ha approfittato delle offerte del Black Friday.

Cosa si regala? Moda, decorazioni per la casa, cibi e bevande

Nella scelta dei doni il 50% dei consumatori italiani andrà a caccia di prodotti di qualità a prezzi accessibili, e il 34% ricorrerà a sconti e promozioni.
Tra le categorie di acquisto più scelte dagli italiani la moda guadagna il primo posto in classifica, tanto che più di un italiano su 2 (51%), intende acquistare capi d’abbigliamento, oppure scarpe, accessori e articoli sportivi.

Al secondo posto, le decorazioni per la casa, scelte dal 31%, e al terzo i prodotti gastronomici e le bevande (28%).
Appena sotto il podio, gli articoli per lo svago e il tempo libero (28%).

In negozio oppure online? Vince il punto vendita fisico

Per lo shopping natalizio, i negozi fisici continuano a essere il punto di riferimento principale per i consumatori italiani.

Infatti, il 34% degli intervistati prevede di acquistare esclusivamente nei punti vendita fisici, mentre il 54% comprerà sia nei negozi fisici sia negli store online. Un trend simile si registra anche in altri Paesi europei, dove il 49% degli spagnoli e il 47% dei francesi acquisterà unicamente negli store fisici.

Il mese di dicembre arricchirà molti stipendi degli italiani: un ‘tesoretto’ da utilizzare per i regali da mettere sotto l’albero, oppure per saldare i conti di fine anno. O ancora, da mettere nel salvadanaio e tenere da parte per le emergenze.

Quest’anno, infatti, ci sono il bonus Natale, che consiste in 100 euro una tantum per le famiglie con figli a carico, la tredicesima in busta paga per i lavoratori dipendenti e i pensionati, e la quattordicesima. Ma anche un importo aggiuntivo di 155 euro per gli anziani con redditi bassi.

I benefici per lavoratori dipendenti e pensionati

In particolare, a dicembre 2024 la tredicesima mensilità è attesa da circa 35 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, rispettivamente 19 e 16 milioni, per un valore complessivo di circa 41 miliardi, e un assegno medio di circa 1.170 euro.

I pensionati dovrebbero ricevere la tredicesima tra l’ultima settimana di novembre e il primo giorno di dicembre, esclusa la domenica.
Lo stipendio aggiuntivo per i lavoratori può arrivare invece con lo stipendio dell’ultimo mese dell’anno, o il cedolino separato, prima del 24 dicembre.

Un’indennità una tantum per famiglie con figli a carico

Quanto al bonus Natale 2024 è la misura dedicata alle famiglie con figli a carico. Si tratta di  un’indennità una tantum pari a 100 euro, introdotta con il Decreto Legge n. 113/2024, convertito in Legge n. 143/2024, destinata ai lavoratori dipendenti che soddisfano determinati requisiti reddituali e familiari.
Sono 4,6 milioni i dipendenti, privati e pubblici, che potranno ricevere il contributo. La platea è stata estesa rispetto al numero inizialmente previsto, di conseguenza, sono salite anche le risorse necessarie, passate da 100 milioni a 350 milioni.

La differenza arriverà dal gettito del concordato preventivo, che è stato riaperto fino al 12 dicembre proprio per reperire le risorse necessarie agli interventi sui redditi.
Il beneficio spetta ai nuclei con redditi fino a 28.000 euro, che dovranno richiedere l’aiuto con l’autocertificazione, e superiori alla soglia di incapienza (8.174 euro) in misura sufficiente da garantire che l’imposta lorda sia superiore alla cifra del beneficio.

Una bella notizia per i pensionati

Anche per i pensionati quest’anno c’è una bella notizia. Con l’assegno di dicembre arriverà un importo aggiuntivo di 154,94 euro per le 400.000 persone con i redditi più bassi. Ovvero, che non devono superare il trattamento annuale minimo Inps di 7.781,93 euro.
Ma è in arrivo anche la quattordicesima, che spetta a 200.000 persone che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dei 64 anni dal primo agosto 2024 (pensioni gestite nei sistemi integrati) al 31 dicembre 2024.

La quattordicesima spetta però anche ai soggetti divenuti titolari di pensione nel corso del 2024 e che rientrano nei limiti anagrafici e reddituali normativamente previsti.
L’assegno, come di consueto, viene attribuito d’ufficio insieme alla rata di dicembre e in base al numero dei mesi dell’anno in cui è stata erogata la pensione.

In Italia si contano 8,8 milioni di ‘cuori solitari’, persone che vivono sole e si trovano ad affrontare un costo della vita quasi doppio (+80%) rispetto a quello sostenuto da una famiglia composta da tre persone per ogni singolo membro.
Il dato emerge da un’analisi Coldiretti su dati Istat, diffusa alla vigilia del Single’s Day 2024.

Il Single’s Day è la giornata internazionale dedicata ai single, che si celebra ogni anno l’11 novembre. La ricorrenza, nata in Cina, è ormai diffusa in tutto il mondo, ed è simbolicamente fissata proprio l’11/11, dove l’1 rappresenta il ‘cuore solitario’.

A tavola la spesa cresce del 53%

“Il gap economico si riscontra praticamente in tutti i settori – commenta Coldiretti -. La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 337 euro al mese, il 53% superiore alla spesa media di ogni componente di una famiglia tipo di 3 persone, che è pari a 220 euro. I motivi della maggiore incidenza della spesa a tavola – continua la Coldiretti – sono certamente da ricercare nella necessità di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati, che comunque anche quando sono disponibili risultano molto più cari di quelli tradizionali”.

I cuori solitari sprecano più cibo?

“Collegato a questo aspetto è anche l’elevata presenza di sprechi, ma a rendere più salato il conto è pure la tendenza, specie delle fasce più giovani e con meno tempo a disposizione a causa del lavoro, ad acquistare piatti pronti e ultra-trasformati, che costano di più. Ciò causa un duplice danno, al portafoglio e alla salute – aggiunge l’associazione -. Se si guarda all’abitazione e alle bollette per le persone sole, poi, l’aumento di costi è più del doppio, il 156%, rispetto alla media pro capite di una famiglia tipo di tre persone”.

Un divario che si riflette su tutti gli aspetti della quotidianità

“D’altra parte gli appartamenti e le case più piccole hanno prezzi più elevati al metro quadro sia in caso di acquisto sia di affitto, e usare l’automobile da soli costa di più come pure riscaldare un appartamento. Tuttavia, questo divario si riflette anche su altri aspetti della vita quotidiana, con rincari significativi nella salute (+87%) e nei trasporti (+16%). Ma la scelta di vivere da soli – conclude la Coldiretti – non è sempre volontaria. Spesso è una conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, con un numero crescente di anziani che si ritrovano soli in casa, e fanno fatica a far fronte alle spese di ogni mese”.

Fondazione Onda ETS, insieme all’Istituto Superiore di Sanità e altre istituzioni sanitarie italiane, ha lanciato un appello per promuovere un approccio di genere nell’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) in medicina.

Le disuguaglianze di genere, infatti, possono essere amplificate dall’IA quando questa è addestrata su dati che rappresentano in modo squilibrato i generi, rischiando di penalizzare le donne in ambiti critici come diagnosi, trattamenti farmacologici e riconoscimento di immagini diagnostiche.

Opportunità e rischi dell’Intelligenza Artificiale nella cura

Nel corso dell’VIII Congresso di Fondazione Onda, svoltosi a settembre, è emerso come l’IA possa potenzialmente trasformare la medicina, offrendo nuovi strumenti per diagnosi e trattamenti. Tuttavia, senza un’adeguata regolamentazione, l’IA potrebbe consolidare le disparità di genere già presenti.

Una ricerca Elma Research mostra come il 52% dei medici italiani esprima preoccupazioni etiche e di trasparenza legate all’IA, evidenziando la necessità di strumenti certificati che tutelino privacy e sicurezza.

La necessità di regole chiare

La Presidente di Fondazione Onda ETS, Francesca Merzagora, sottolinea l’importanza di stabilire parametri di genere nell’IA per evitare che una parte della popolazione riceva cure meno efficaci. “L’IA, sebbene cruciale per la ricerca, può accentuare disuguaglianze di genere nella salute, con gravi conseguenze sociali e cliniche,” afferma Merzagora, ribadendo l’urgenza di introdurre paletti normativi.

Servono dati realmente “inclusivi”  

Elena Ortona, Direttrice del Centro per la Medicina di Genere, spiega che un’IA realmente efficace deve basarsi su dati che rappresentino equamente entrambi i generi. “La ricerca medica attuale è ancora troppo centrata su parametri maschili. Per garantire un’assistenza sanitaria completa, è essenziale che l’IA incorpori dati più rappresentativi delle differenze biologiche di genere,” aggiunge.

Iniziative per una sanità “giusta”

Anna Maria Moretti, Presidente del GISeG, sottolinea l’importanza di criteri normativi specifici per la salute di genere, considerando anche i fattori sociali e ambientali che influenzano il benessere. Introdurre parametri di genere nell’IA permette una medicina più inclusiva, personalizzata e rispettosa delle diversità, elemento cruciale per la qualità assistenziale.

Le prospettive per il futuro

Maria Grazia Modena, del Centro P.A.S.C.I.A., sostiene che solo un approccio consapevole e regolamentato all’IA potrà evitare che le disparità di genere peggiorino ulteriormente. “Assicurando una progettazione dell’IA che rifletta le diversità di genere, garantiamo diagnosi e trattamenti migliori e più equi per tutte le persone, indipendentemente dal loro sesso,” conclude.

Secondo un’analisi basata sui dati raccolti dall’app nPerf tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2024, l’Italia registra una velocità media di connessione mobile inferiore rispetto a quella dei Paesi confinanti. Lo studio ha preso in esame 387.515 test effettuati in Italia tramite l’app, disponibile su Android e iOS, mentre negli altri Paesi (Francia, Austria, Svizzera, Croazia e Slovenia) sono stati analizzati 1.232.536 test.

Il confronto tra il nostro Paese e quelli vicini

L’Italia, con una velocità media di 82 Mb/s, si colloca all’ultimo posto tra i Paesi considerati. La Svizzera guida la classifica con una velocità di 139 Mb/s, seguita a stretto giro dall’Austria (138 Mb/s). In terza posizione troviamo la Francia con 113 Mb/s, seguita dalla Slovenia (112 Mb/s) e dalla Croazia (106 Mb/s).

Gli operatori italiani inclusi nell’analisi sono TIM, Fastweb, WindTre e Vodafone. La velocità media riportata combina i risultati delle reti 3G, 4G e 5G. Per confronto, in Austria gli operatori principali sono Drei, Magenta e A1, mentre in Svizzera troviamo Salt, Swisscom e Sunrise. In Francia sono stati considerati Orange, Bouygues, Free e SFR, e nei Paesi balcanici figurano Hrvatski Telekom, Tele2, A1 in Croazia, e Telemach, Telekom, T-2 e A1 in Slovenia.

Lo smartphone più performante 

Tra i dispositivi analizzati, il Vivo V21 5G si è distinto come lo smartphone più performante in Italia, raggiungendo una velocità media di 327 Mb/s. Questo risultato è particolarmente interessante, perché dimostra come l’hardware del dispositivo possa influire sulle prestazioni della connessione.

L’importanza di connessioni veloci

Una velocità di download elevata incide direttamente sulla qualità dell’esperienza digitale quotidiana. Ecco alcuni dei principali benefici:

  • Navigazione fluida: pagine web e applicazioni si caricano rapidamente, migliorando l’esperienza utente.
  • Streaming senza interruzioni: una buona velocità garantisce la visione di video e l’ascolto di musica senza buffering.
  • Download rapidi: consente di scaricare applicazioni, aggiornamenti e file di grandi dimensioni in poco tempo.
  • Videoconferenze di qualità: migliora la qualità audio e video durante le riunioni online, riducendo ritardi e interruzioni.

Conclusione

Una connessione mobile rapida non è solo una questione di comodità, ma anche di produttività e qualità dell’esperienza digitale. Migliorare la velocità di download è fondamentale per consentire agli utenti di sfruttare al meglio le tecnologie digitali moderne.
In questo contesto, l’Italia può trarre ispirazione dai Paesi vicini per potenziare le proprie reti e offrire servizi più competitivi.

È sfaccettato, e va oltre gli stereotipi dell’ageismo, il racconto del consumer journey delle diverse generazioni di italiani che emerge dall’edizione 2024 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy.

La ricerca, condotta da Metrica Ricerche, indaga il comportamento e il processo di acquisto di Baby Boomer (nati tra 1946-1964), Generazione X (1965-1980), Millennial (1981-1996) e Generazione Z (dopo il 1997) in otto categorie di prodotti.
E se in fase di pre-acquisto il 71,8% della GenZ e il 72,9% dei Millennial si informa online prima di fare shopping, la percentuale scende per Generazione X (51,7%) e Boomer (54,1%), che preferiscono comprare d’impulso.

I Boomer guardano le vetrine prima di scegliere

La GenZ è quella che più altre si affida al consiglio di amici (37,2%) o recensioni online (32,1%), mentre i Millennial entrano in più punti vendita per visionare il prodotto a cui sono interessati (37,7%) o quello individuato online (48,3%).

Ma a metter piede in negozio per dare un’occhiata sono i Boomer, la generazione con la maggior incidenza di frequentatori di punti vendita fisici (62,2%).
Quando poi si tratta di fare acquisti, il negozio fisico rimane sempre un importante punto di riferimento. Se però da un lato i Boomer dichiarano di preferire acquistare in negozio poiché permette di vedere direttamente il prodotto d’interesse, la GenZ è quella che fa shopping online più frequentemente, rivolgendosi a siti specializzati o direttamente dall’azienda produttrice.

Nella scelta del contesto in cui comprare entrano in gioco diversi elementi 

La possibilità offerta dai centri commerciali di poter scegliere tra diversi negozi, insegne e tipologie, risulta particolarmente rilevante per le generazioni più giovani, mentre l’ampiezza dell’assortimento conquista soprattutto i Boomer. Questi ultimi sono anche gli shopper che apprezzano maggiormente i negozi situati nei centro città.
Quanto agli acquisti online, la possibilità di trovare offerte e prezzi scontati li rende interessanti agli shopper di ogni età.

Di suo la Generazione X apprezza l’ampiezza dell’assortimento disponibile online e il risparmio di tempo rispetto agli acquisti nei negozi fisici. Invece la GenZ è più sensibile alla comodità di poter acquistare collegandosi da qualsiasi luogo.

Con l’avvento del web il ciclo di vita di un acquisto non termina in cassa

Il ciclo di vita di un acquisto non termina con il pagamento, ma continua con la condivisione dei commenti sull’esperienza, caratteristiche e performance del prodotto.
A spesa fatta, la ricerca online di commenti di altri acquirenti risulta comune a tutte le generazioni (circa 2 consumatori su 3), ma sono soprattutto le due generazioni più giovani ad aver intensificato questo comportamento nel post pandemia.

Anche nella scrittura di recensioni i comportamenti variano nelle differenti fasce di età. Generazione X e Boomer dichiarano di scrivere recensioni sia positive sia negative, i Millennial tendono di più a lasciare recensioni positive per consigliare i prodotti, mentre la Generazione Z è in media più propensa a scrivere recensioni negative per aiutare altri a evitare gli stessi errori.

I numeri parlano chiaro: l’82% dei genitori italiani si dichiara preoccupato per la sicurezza online dei figli, con picchi tra le mamme e i papà dei bambini più piccoli.
Hearts & Science, agenzia di comunicazione di Omnicom Media Group, ha deciso di dare voce a queste preoccupazioni attraverso la ricerca ‘Riprendiamoci l’Internet!’, presentata nell’ambito del progetto Villa Futura, giunto quest’anno alla sua quarta edizione.

La ricerca ha coinvolto genitori italiani tra 18 e 55 anni, con figli da 6 a 17 anni. La realtà emersa dalle risposte non può più essere ignorata: la sicurezza online dei più giovani è un timore crescente e diffuso.
L’era della digitalizzazione porta innumerevoli vantaggi, ma anche nuove sfide e apprensioni, soprattutto quando si tratta dell’attività online dei più giovani.

Dipendenza da smartphone, la vera spina nel fianco

Così, il 9% dei genitori preferisce evitare del tutto l’uso di internet ai propri figli, soprattutto quelli tra 6 e 9 anni. Ma la vera spina nel fianco è la dipendenza dagli smartphone. Il 60% degli intervistati ritiene che si ragazzi iano troppo attaccati ai dispositivi digitali. Inoltre, i genitori hanno paura dei contenuti violenti o inappropriati, delle fake news e delle pericolose ‘sfide online’.

Un sentimento di insicurezza che pervade anche gli adulti, con il 65% dei genitori che non si sente a proprio agio mentre naviga. Molti genitori hanno già vissuto in prima persona situazioni spiacevoli o pericolose online, come furti di identità, cyberbullismo o truffe.
L’esperienza negativa non risparmia neanche chi si considera un esperto digitale. Anzi, tra gli ‘esperti’ la percentuale di episodi di frodi online è più alta. 

Allarme phubbing, cyberchondria, doomscrolling

Tuttavia, solo il 29% dei genitori ha preso misure di protezione adeguate, e legate unicamente all’aspetto ‘tecnico’, come l’uso di antivirus o la creazione di password sicure.

Ma non è solo la sicurezza online a preoccupare: le patologie legate al digitale sono un altro fenomeno che sta emergendo con forza.
Un genitore su 3 ha già affrontato casi di dipendenza digitale o comportamenti come il phubbing (ignorare le persone reali in favore dello smartphone), la cyberchondria (cercare sintomi di malattie online in modo ossessivo) e il doomscrolling (scorrere compulsivamente notizie negative).

Il ruolo delle scuole diventa sempre più cruciale. 

Quasi la metà dei genitori italiani crede che le scuole debbano assumere un ruolo attivo nell’educazione digitale dei ragazzi, insegnando loro come navigare in rete in modo sicuro e consapevole.
La richiesta non riguarda solo le conoscenze tecniche, riferisce AGI, ma anche la sensibilizzazione verso fenomeni come cyberbullismo, privacy e protezione dai contenuti dannosi.

In definitiva, ciò che emerge è una richiesta di maggiore consapevolezza, protezione e supporto per affrontare i rischi legati al web, e l’urgenza di educare i più giovani a un uso più sicuro e responsabile della rete.

Tornare a una routine scandita e frenetica, alle responsabilità, le preoccupazioni e i doveri connessi al proprio impiego dopo la pausa estiva può essere stressante. Insomma, tanti professionisti vivono con ansia il rientro dalle ferie estive.

Lo ha scoperto un’indagine di The Adecco Group: 7 lavoratori su 10 soffrono della sindrome del Post-Vacation Blues a causa dell’ambiente lavorativo. In particolare, il 32% sperimenta questo disagio per l’eccessivo carico di lavoro al rientro, il 26% perché insoddisfatto del proprio lavoro, mentre il 12% riceve troppe pressioni dal ‘capo’.
Questa condizione psico-fisica, secondo gli esperti, può provocare, nella maggior parte dei casi, la perdita di motivazione, insoddisfazione ed affaticamento legato al proprio impiego.

Pianificare micro-pause e attività gratificanti

Al fine di alleviare questo disturbo, The Adecco Group propone una lista di suggerimenti per prepararsi al meglio a rientrare in ufficio.
Dopo una vacanza, il ritorno a un carico di lavoro pesante può sembrare opprimente. Ma introducendo micro-pause nella giornata lavorativa si spezza il ritmo, e bastano anche brevi momenti di recupero, come una passeggiata o una pausa caffè, a dare beneficio a livello mentale.

Pianificare anche piccole attività gratificanti post lavoro durante la settimana per avere qualcosa di piacevole a cui pensare (uscite serali, hobby, sport) aiuta a ridurre il senso di monotonia e a mantenere un equilibrio tra dovere e piacere.

Scomporre il lavoro e rivalutare le priorità lavorative e personali

Quando il carico di lavoro sembra troppo grande, provare a spezzarlo in task più piccoli e gestibili può ridurre l’ansia e la sensazione di sopraffazione. Concentrarsi su una cosa alla volta, e celebrare ogni piccola vittoria e task completato, è un approccio che non solo migliora la produttività, ma dà un senso di controllo su ciò che si deve affrontare, riducendo lo stress legato al sovraccarico.

L’insoddisfazione lavorativa potrebbe derivare dal fatto che ciò che si fa non è allineato con i valori o obiettivi personali. Forse sarebbe necessario prendersi del tempo per riflettere su ciò che si vuole davvero dal lavoro, e dalla vita.

Impostare un dialogo aperto con il capo

Se non ci sono soluzioni immediate, si può comunque iniziare a pianificare a lungo termine eventuali cambiamenti di carriera o strategie per migliorare la soddisfazione personale.
e se le pressioni da parte del proprio responsabile possono alimentare sensazioni di ansia, è importante avere il coraggio di comunicare in modo assertivo i propri limiti, senza paura di sembrare poco collaborativi.

Provare a discutere in modo chiaro e rispettoso delle priorità e del carico di lavoro, suggerendo possibili soluzioni o miglioramenti, stabilisce confini e protegge la salute mentale, prevenendo lo stress eccessivo.

Con l’aumento delle interazioni online e l’espansione delle presenze digitali le preoccupazioni legate alla privacy, all’eredità digitale e all’uso etico delle identità diventano sempre più rilevanti. Basti pensare che tra luglio 2023 e luglio 2024 sono state create 282 milioni di nuove identità digitali, e secondo i dati del Digital 2024 Global Overview Report di Kepios, il 95% degli utenti Internet utilizza i social media ogni mese.

In Italia, poi, più della metà dei consumatori ritiene che le identità dei defunti siano vulnerabili al furto. E se molti italiani ritengono accettabile ricreare la propria presenza online utilizzando l’AI, altri sono contrari, evidenziando le preoccupazioni legate alla privacy e al rispetto nel mondo digitale.
È quanto emerge dallo studio di Kaspersky, dal titolo ‘Entusiasmo, superstizione e grande insicurezza. Come gli utenti di tutto il mondo si confrontano con l’universo digitale’.

I defunti hanno diritto alla privacy. O no? 

La maggioranza dei consumatori italiani (55%) percepisce le identità dei defunti particolarmente a rischio di furto, soprattutto perché spesso non c’è più nessuno che monitori le informazioni pubblicate online. Ma la stessa percentuale di italiani ritiene ammissibile ricreare la presenza online di persone decedute tramite l’AI, e il 28% degli intervistati considera accettabile creare un’identità digitale di una persona non più in vita attraverso foto, video o altri ricordi, mentre il 45% non è d’accordo.

La soluzione è il testamento virtuale

È interessante notare che in Italia la maggior parte degli utenti (68%) crede che vedere immagini o storie di persone decedute possa turbare chi era vicino a loro. Tuttavia, il 29% pensa che non ci sia un limite di tempo per raccogliere tutte le immagini, i video o le registrazioni vocali mai pubblicate online relative a una persona specifica.

Considerando che probabilmente l’unico modo per controllare la propria ‘presenza digitale’ dopo la morte sarebbe quello di includere istruzioni nel testamento, il 66% degli italiani concorda sul fatto che chiunque abbia account online dovrebbe specificare cosa fare dei propri dati e profili social.

I social e i furti d’identità

“Il problema della gestione della propria presenza digitale è spesso trascurato nelle attività online quotidiane – commenta Anna Larkina, Web Content Analysis Expert di Kaspersky. -. Tuttavia, i risultati del sondaggio sottolineano un punto critico: un numero significativo di intervistati è consapevole del fatto che le identità rubate possono causare immensi problemi personali agli utenti o ai loro cari. Alla luce di questi rischi, è prudente adottare misure proattive per migliorare la privacy e salvaguardare le identità digitali. Così facendo, gli utenti possono assicurarsi che la loro presenza online rimanga sicura e rispettabile, in ogni caso”.