Secondo i dati dell’indagine Unioncamere-InfoCamere, basata sul Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, al termine del 2023 erano 7.244 le imprese registrate nel settore della gestione di stabilimenti balneari, contro le 7.173 del dicembre 2021 (+1%).
Come negli anni precedenti, anche all’inizio della stagione estiva 2024 gli stabilimenti balneari si sono presentati al via sempre più numerosi, mettendo a segno dal 2011 una crescita complessiva del 26,4%, pari a più del 2% l’anno.

La riviera romagnola si conferma al vertice dell’offerta per numero di realtà, segnalando ormai una saturazione delle possibilità di accoglienza.
Ma a crescere sono un po’ tutte le altre coste dello Stivale, con la Calabria in testa (+358 imprese nel periodo) seguita da Campania (+188) e Sicilia (+180).

La Romagna è il cuore pulsante delle coste tricolori

La costa romagnola è quella che ospita il maggior numero di imprese balneari, con 1.052 realtà che insieme rappresentano il 14,5% del totale nazionale. Ravenna (186), Rimini (154) e Cervia (150) guidano la classifica per numerosità. Questi comuni, insieme a Riccione e Cesenatico, formano un quintetto d’oro che contribuisce a rendere la Romagna il cuore pulsante delle nostre coste.

La Toscana segue a ruota in termini assoluti, con Camaiore che presidia la classifica della densità di imprese per chilometro di costa: 92 lungo solo 3 km di litorale, pari a una media di 30 attività per chilometro.
Al secondo posto, Pietrasanta, un’altra perla del litorale tirrenico, con una densità di 22,3 imprese per chilometro.

Il forte dinamismo delle regioni del Sud

A chiudere il podio delle regioni con il maggior numero di imprese balneari, la Liguria (797), meta storica del turismo estivo per i residenti del Nord, ma apprezzata anche da tanti altri visitatori.

Se dai numeri assoluti si passa a osservare la dinamica della crescita, i dodici anni trascorsi mettono in evidenza il forte dinamismo delle regioni del Sud. Dal 2011 a oggi la Sardegna ha triplicato le imprese balneari, e brilla con una crescita eccezionale del 190%, mentre la Calabria ha visto più che raddoppiare le attività balneari con sede legale nel suo territorio, con un aumento del 110,4%.
Anche in Sicilia (+75,4%), Puglia (+52,5%) e Campania (+36,9%) fioriscono le imprese, che contribuiscono a rendere il Sud un polo sempre più attrattivo.

Un’industria “rosa” e a conduzione familiare

Le imprese balneari italiane sono spesso a conduzione familiare. Le società di persone rappresentano il 42% delle imprese, mentre la crescita delle società di capitale (31%), indica un settore sempre più professionalizzato.

L’industria balneare si rivela una concreta opportunità di sviluppo per l’imprenditoria femminile.
Oltre il 25% delle imprese balneari, contro la media del 22% degli altri settori economici, è infatti guidato da donne, con Basilicata (33,3%) e Calabria (30,9%) al vertice dell’incidenza di imprese rosa sul totale.

Nonostante uno stile di vita frenetico, l’iperconnessione, i device tecnologici e il tempo costantemente risicato,  gli italiani sembrano non voler rinunciare ai momenti di condivisione capaci di portare benessere e buon umore. In particolare, amano condividere momenti di gioia individuali (71%), legati al lavoro (78%) o alla vita sentimentale (73%), soprattutto con il partner (64%) e gli amici (58%).

Questo è quanto emerge da uno studio promosso da Cocktail Sanpellegrino, che, ha coinvolto 1.200 italiani attraverso un monitoraggio dei principali social network, forum, blog e community lifestyle internazionali, per indagare quali sono i momenti della giornata che gli italiani non vedono l’ora di condividere con i propri cari.

Cosa fanno gli italiani quando avviene qualcosa di speciale?

Sempre meno italiani sfoderano cellulari e smartphone per immortalare il momento con foto e video (55%) e per allargare la condivisione tramite i social. Quasi 7 italiani su 10 (69%) si riscoprono più “analogici” e decidono di vivere appieno il momento di persona.

Secondo quanto emerso dallo studio, per gli italiani condividere significa comunicare i propri traguardi e successi (76%) e trasferire ad altri le proprie emozioni (67%). Ma non solo, per alcuni la condivisione è un momento di confronto per trovare soluzioni o consigli (54%) o più semplicemente per riconnettersi con la socialità autentica (47%).

Con chi e quando condividere

La maggior parte degli italiani sceglie di condividere i propri momenti con il partner (64%), mentre altri preferiscono farlo con gli amici (58%) o con le persone con cui trascorrono la maggior parte del tempo, come colleghi o vicini di casa (54%). Anche il momento della giornata è fondamentale per riuscire a staccare la spina e godere in rilassatezza di un momento di condivisione. Le ore tardo pomeridiane e serali (42%) sono le preferite, tipiche di cene e aperitivi che si prestano maggiormente ad accogliere conversazioni ampie e con maggior tempo a disposizione.

Segue la tarda mattinata (29%), ideale per una pausa dalla routine quotidiana. Anche la mattina (18%) è considerata un buon momento per condividere un pensiero o il buongiorno, mentre il primo pomeriggio (12%) è meno gettonato perché dedicato ad altre attività post-pranzo.

I momenti più condivisi dagli italiani

Gli italiani prediligono la semplicità nei momenti da condividere. La vita lavorativa (78%) è in cima alla lista, seguita dalle avventure sentimentali (73%) e dai momenti di intimità quotidiana (69%). Altre preferenze includono gossip su familiari o amici (66%), ricorrenze come compleanni e anniversari (61%), e confronti per consigli personali (59%). Seguono i racconti di viaggi (55%), programmi e serie TV (53%), acquisti importanti (51%) e trasformazioni personali (46%).

I canali online, che prevedono anche servizi di consegna come home delivery e punti di ritiro, possono ridurre fino a 10 volte le emissioni rispetto allo shopping offline. 
L’impatto ambientale degli acquisti online è nettamente inferiore a quello degli acquisti nei negozi fisici, dove lo spostamento del cliente per raggiungere il punto vendita e il mantenimento del negozio generano oltre il 90% delle totale delle emissioni di CO2, per una produzione massima di 2,59kg di CO2 per pacco.

Questo, nonostante le rilevazioni per entrambi i canali siano determinate da variabili quali densità di consegna, soste dei mezzi e modalità con cui il cliente si reca al punto di ritiro o al locker.
Lo ha scoperto il report ‘L’impatto ambientale delle consegne e-commerce’, condotta da Netcomm insieme al Gruppo di ricerca B2c Logistics Center del Politecnico di Milano.

L’impatto ambientale dipende anche dai settori 

Nel mondo dell’editoria, ad esempio, il risultato emerge anche dove l’impatto del viaggio del cliente che si reca a piedi in un negozio è nullo. A Milano, in questo caso, le emissioni del processo di vendita offline sono circa 5 volte quelle dell’home delivery. Nella casistica meno sostenibile, che vede il cliente recarsi al negozio con un viaggio in auto, le emissioni per pacco a Milano raggiungono 2,81 kgCo2e contro i 0,22kgCo2e dell’home delivery,

Per il settore dell’elettronica, tuttavia, la differenza tra i due canali è leggermente inferiore. Anche per il Fashion i risultati si mantengono coerenti con i precedenti, anche se nel processo dell’home delivery si osserva un’incidenza dell’impatto dell’acquisto online più elevata rispetto agli altri settori, dovuta al maggiore tasso di reso (8% per acquisti offline, 30% per l’e-commerce).

La consegna presso i punti di ritiro è la più virtuosa

“Anche nell’ambito della logistica, l’e-commerce si conferma un driver per l’evoluzione delle imprese del nostro Paese verso un futuro più sostenibile – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. Dalla ricerca emerge inoltre che la consegna tramite i punti di ritiro è il metodo più virtuoso in ottica di sostenibilità, grazie alla capacità di ridurre la Carbon Footprint fino a 10 volte rispetto al canale offline e fino a tre volte rispetto all’home delivery per tutti i settori merceologici analizzati. Il punto di ritiro non si limita a favorire l’acquisto tramite il canale online, ma incrementa la possibilità di svolgere acquisti offline in modo virtuoso, ottimizzando gli spostamenti verso il punto di ritiro per acquistare prodotti in loco”.

Home Delivery: il problema è il trasporto last-mile

Nel processo dell’home delivery, per tutti i settori merceologici, il contributo principale in termini di emissioni è del trasporto last-mile, che costituisce più del 50% del totale delle emissioni in tutte le aree urbane esaminate, seguito dal packaging (dal 7% al 25%).

In questo caso, l’incremento nelle zone rurali è legato alla riduzione della densità di consegna, che impatta inevitabilmente sulle emissioni del trasporto last-mile.
Nei settori dell’elettronica e del Fashion si nota un’incidenza maggiore del processo di reso negli acquisti online in termini di emissioni, dovuta ancora una volta al maggiore tasso di restituzioni che caratterizza questi settori merceologici.

Rispetto alle tre categorie di prodotti venduti in farmacia, farmaci da banco, integratori/vitamine, prodotti per la salute, sono ancora pochi gli italiani che cercano online i primi, per i quali spesso preferiscono ricevere il consiglio del farmacista e il parere del medico.
Più numerose sono le ricerche online di integratori, vitamine e prodotti per la cura e il benessere quotidiano. 

Secondo l’Osservatorio realizzato da Trovaprezzi.it, l’interesse maggiore per tutte le tre categorie è stato registrato all’inizio del 2023.
Nel corso dei mesi successivi il trend è cambiato, soprattutto per i farmaci da banco, mentre per gli integratori il picco di ricerche ha coinciso con l’arrivo dell’autunno, per poi risalire nuovamente a marzo 2024.

L’identikit di chi compra 

Chi negli ultimi mesi ha cercato online farmaci, integratori e prodotti per la salute ha un profilo attento e consapevole nell’utilizzo dei canali digitali. La maggior parte ha un’età compresa tra 25-34 anni e 35-44 anni (46,3% farmaci da banco, 45,6% integratori, 46,7% prodotti per la salute).

Gli under25 mostrano più interesse per integratori e vitamine (13,4% delle ricerche in categoria), mentre gli over65 sono più attivi nella ricerca di farmaci da banco (10,2%). 
Le donne, in generale, risultano più interessate degli uomini (54,5% integratori, 54,1% prodotti salute, 53% farmaci), mentre a livello geografico le regioni più attive sono Lombardia, Lazio e Campania, che complessivamente raggiungono la metà delle ricerche. 

Una ricerca consapevole e sicura 

Quanto è sicuro acquistare online i farmaci? “Il consumatore è tutelato se acquista tramite siti autorizzati dal Ministero della Salute – spiega la professoressa Francesca Selmin, docente di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica all’Università Statale di Milano -. Chiaramente, il servizio che offre e il consiglio del farmacista dietro al banco è insostituibile, ma per alcune categorie di prodotti, come gli integratori, l’online è decisamente funzionale, soprattutto fra gli under45”. 

I farmaci da banco più cercati sono quelli per la tosse e i sintomi influenzali: siamo sicuri che non sia necessario passare dal medico? “Rispetto ai farmaci, quelli più cercati sono prodotti senza obbligo di ricetta medica che tradizionalmente sono reperibili nelle farmacie e parafarmacie distribuite sul territorio – aggiunge Selmin -. La vendita online di tutti i medicinali che richiedono ricetta medica è tassativamente proibita”. 

Una visione olistica 

Il medico di base è bene che conosca tutti gli integratori e i farmaci che un paziente assume. “Se usati secondo le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo o sulla confezione, tali prodotti sono sicuri – precisa Selmin -, ma in alcune situazioni si possono verificare interazioni con medicinali che un soggetto sta assumendo o con altre terapie in corso. Nel foglietto illustrativo dei medicinali sono descritte le interazioni cui prestare attenzione, non solo con altri medicinali, ma anche con integratori e alimenti”.

Non ci sono sostanze che fanno male in assoluto, ma è necessaria una visione olistica per un’assunzione consapevole. 

Emerge dai risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano: l’89% delle imprese alimentari italiane che misurano le eccedenze adotta anche pratiche di donazione o riuso. E nella gestione di residui e scarti, il 49% delle aziende che li misura adotta anche pratiche di riciclo e recupero.

Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 su produzione, consumi responsabili e riduzione degli impatti ambientali, è infatti fondamentale la strategia di valorizzazione delle eccedenze alimentari e riduzione di scarti e residui. Ma è necessario prima di tutto misurarle. Nel settore della trasformazione alimentare, solo il 43% delle aziende italiane misura le sue eccedenze, percentuali simili anche per lo spreco alimentare. Eppure, la misurazione sarebbe già parte della soluzione del problema.

Pratiche antispreco ed economia circolare

Otto aziende alimentari su 10 utilizzano già almeno una pratica di economia circolare, tra riuso per fini sociali e non, e valorizzazione di residui e scarti non più edibili.
Nello specifico, il 75% adotta forme di riuso, soprattutto donazioni per fini sociali, ma anche vendite su mercati secondari, ri-trasformazione o cessione per l’alimentazione animale.

In Italia, le grandi e medie aziende della trasformazione donano circa 139mila tonnellate di eccedenze edibili per anno, mentre ne riusano in altra forma circa 182mila tonnellate.
Sono pratiche complementari che non si escludono a vicenda, e la cui adozione risente molto delle dimensioni aziendali.

Le startup agrifood e lo sviluppo sostenibile

Il 70% delle grandi aziende valorizza le eccedenze tramite donazione e altre forme di riuso, mentre la percentuale scende al 47% delle medie e al 31% delle piccole.
In quest’ambito le startup ricoprono un ruolo fondamentale con soluzioni innovative per migliorare la sicurezza alimentare, promuovere un uso più efficiente delle risorse, ridurre gli impatti ambientali, sostenere e tutelare i territori.

A livello mondiale, sono 2.270 le startup agrifood fondate tra il 2019 e il 2023 che perseguono uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, pari al 23% di quelle della filiera agroalimentare. E si concentrano innanzitutto su obiettivi di sostenibilità ambientale, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse.

La tecnologia al servizio della misurazione

“Le tecnologie di Data & Big Data Analytics sono impiegate dalla maggior parte delle soluzioni presenti sul mercato – spiega Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Intelligenza artificiale e Machine Learning sono utilizzate, ad esempio, nell’Image Recognition per la quantificazione del cibo sprecato, identificandolo all’interno dei contenitori dei rifiuti, o per monitorare gli spazi degli allevamenti e comprendere lo stato di salute in tempo reale degli animali.

Sono utilizzate poi tecnologie Mobile e quelle abilitate dall’Internet of Things, ma anche Blockchain & DL per garantire l’immutabilità dei dati raccolti e la loro validazione”.

Il treno si conferma il mezzo di trasporto preferito dagli italiani per le vacanze estive, scelto dal 29% degli intervistati da un sondaggio commissionato da Trainline all’Istituto di ricerca Human Highway. Ed è la GenZ la generazione più incline a preferire il treno, con il 45% che lo sceglie per i propri spostamenti.

Questo mezzo trasmette rilassatezza, propositività e serenità, all’andata come al ritorno, favorendo un viaggio piacevole e senza stress.
Il viaggio, per gli italiani, è un’esperienza emotiva ricca e complessa, che passa per la tecnologia. Ma quali sono le emozioni provate dagli italiani prima, durante e dopo il viaggio?

Fase pianificazione: GenZ la più ansiosa

La fase di pianificazione del viaggio è un momento di grande importanza, con quattro persone su cinque che vi si dedicano con meticolosità.
Coinvolgere gli altri partecipanti nella scelta delle destinazioni e delle tappe è comune, con il 65,7% che lo fa regolarmente.

Questa fase non è però priva di ansie. Il 58,3% degli intervistati prova emozioni contrastanti, tra cui indecisione (32,1%), preoccupazione (18,7%) e stress (18,1%). La GenZ emerge come la più emotiva, con un alto grado di ansia anticipatoria, ma allo stesso tempo, anche di euforia ed energia.

Durante il viaggio, le emozioni negative tendono ad attenuarsi

Durante il viaggio, il 90% deil campione si sente al massimo delle proprie capacità, è metà intervistati provano solo emozioni positive, energia e apertura alle novità.

La GenZ, in particolare, manifesta una forte necessità di rimanere connessa e non perdere nessun evento, uno stato d’animo che in gergo si chiama FOMO, o ‘fear of missing out’. L’81,7% del campione dichiara infatti di avere il timore di perdersi eventi mentre è via, e ben il 90,1% afferma di voler essere sempre connesso.
I più adulti, invece, appaiono più sereni e rilassati, dimostrando un’apertura al nuovo e una capacità di godere pienamente dell’esperienza.

Il ritorno dal viaggio è caratterizzato da una combinazione di emozioni

Quando poi il viaggio è finito, il 70% degli intervistati è contento di ritornare alla routine quotidiana, mentre il 63,9% non vede l’ora di ricongiungersi con amici e famiglia.
Tuttavia, riporta Adnkronosoltre la metà prova ansia e fatica a mantenere i benefici del viaggio, con il 49,9% stressato all’idea di disfare le valigie.

Le emozioni positive includono appagamento, relax e serenità, mentre nostalgia e stanchezza sono comuni tra le sensazioni negative.
Ma niente paura: Trainline ha pubblicato una playlist pensata per mantenere la positività del viaggio anche una volta tornati a casa.

Tra i temi più dibattuti del momento c’è sicuramente quello dell’Intelligenza Artificiale. Ma non solo: tutto il mondo dell’online – compresi i Social Network – sono sempre motivo di discussione. Ma quanto ne sanno in merito i nostri connazionali? E cosa ne pensano? A questi quesiti ha cercato di rispondere il 36 Rapporto Italia di Eurispes, che all’argomento ha dedicato un’apposita sezione.

Meno del 34% ha un’idea dell’AI

Attraverso una serie di domande mirate, è stato possibile delineare un’immagine delle opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale (AI) e sui Social Network, ottenendo una panoramica chiara sul grado di informazione (decisamente scarso) e sulla percezione dei rischi associati a queste tecnologie. Solo il 33,9% degli italiani ha una vaga idea di che cosa sia l’Intelligenza Artificiale, mentre una quota simile afferma di non saperne nulla (31,9%). Fra i più informati, il 25% dichiara di saperne abbastanza, mentre solo uno su dieci afferma di essere molto informato sull’argomento (9,2%).

Utilizzo e percezione dell’AI

La maggioranza di chi ha dichiarato di conoscere in qualche misura l’Intelligenza Artificiale, afferma però di non averla mai provata (53,9%). Nonostante questo, il giudizio sull’AI è generalmente positivo (65,8%). La maggioranza degli intervistati ritiene che sia una tecnologia controllabile (54,1%) anche se pericolosa (57,4%) e che si sostituirà all’uomo (54,2%). Meno condivisa è l’opinione che ci pentiremo di averla creata (47,6%).

Chi ha provato ad utilizzare l’AI, lo ha fatto principalmente per curiosità (72,4%) e per motivi di svago o gioco (63,7%). Inoltre, il 46% l’ha utilizzata per lavoro e il 41,5% per motivi di studio.

Negativo il giudizio sui Social 

I giudizi sui Social Network sono invece severi: il 78,3% degli intervistati ritiene che favoriscano la diffusione di fake news, il 73,3% crede che alimentino il cyberbullismo, e il 72,3% pensa che diffondano modelli di comportamento sbagliati. Inoltre, il 69,5% sostiene che i social favoriscano l’espressione dell’aggressività e della violenza verbale, e il 66,1% è convinto che danneggino la vita sociale.

Quando i Social fanno male

Circa un intervistato su cinque è stato vittima di aggressività o ingiurie sui Social Network o in Rete (21,3%) e di truffe informatiche (20,7%). Il 18% ha visto violata la propria privacy, mentre il 17,7% è stato ingannato da falsa identità. Il 14,9% ha subìto il furto di identità, il 14% è stato vittima di cyber stalking e l’8,1% ha subito il revenge porn.

Per concludere

Questi dati mostrano come la percezione e l’esperienza degli italiani riguardo all’Intelligenza Artificiale e ai Social Network siano contrastanti. Da un lato, l’AI suscita curiosità e interesse, ma anche preoccupazioni per i potenziali pericoli. Dall’altro, i Social Network sono visti con crescente diffidenza, associati a vari rischi e problematiche sociali.

Ad aprile, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenti dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua (rispetto al +1,2% del mese precedente). La stima preliminare era del +0,9%. Questo lieve rallentamento dell’inflazione è attribuibile all’accentuarsi del calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da -10,3% a -13,9%) e alla decelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +4,5% a +2,7%), dei servizi vari (da +2,3% a +1,8%), dei beni non durevoli (da +2,0% a +1,5%) e dei beni alimentari, sia non lavorati (da +2,6% a +2,2%) che lavorati (da +2,8% a +2,5%).

Al contrario, si registra un’accelerazione dei prezzi dei tabacchi (da +1,9% a +3,3%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,2% a +3,8%) e dei beni energetici regolamentati (da -13,8% a -1,3%).

Tendenza alla flessione per i beni

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta da +2,3% a +2,1%, mentre quella al netto dei soli beni energetici scende da +2,4% a +2,1%. La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni evidenzia una flessione più ampia (da -0,2% a -0,6%) e quella dei servizi mostra una lieve decelerazione (da +3,0% a +2,9%), determinando un incremento del differenziale inflazionistico tra servizi e beni, passando da +3,2 punti percentuali di marzo a +3,5 punti percentuali.

Giù i prezzi per alimentari e prodotti per la casa

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +2,6% a +2,3%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +2,5% di marzo a +2,6%). L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette principalmente la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,6%), dei tabacchi (+1,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%). Questi aumenti sono stati solo parzialmente compensati dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-10,1%) e non regolamentati (-1,8%).

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6%

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,5% su base mensile, a causa della fine dei saldi stagionali non considerati dal NIC, e dello 0,9% su base annua (da +1,2% di marzo); la stima preliminare era del +1,0%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento dello 0,8% su base annua.

Negli ultimi anni, il sistema di pagamento Buy Now Pay Later (BNPL) ha guadagnato terreno tra le alternative di pagamento, registrando un aumento del +18% nel valore delle transazioni globali nel 2023 rispetto al 2022. Ha infatti raggiunto oltre il 5% della spesa mondiale per l’e-commerce, equivalente a più di 316 miliardi di dollari. Anche in Italia, questo settore ha visto una forte espansione.

CRIF ha condotto un’analisi approfondita sul proprio ecosistema di dati, che include oltre 110 milioni di posizioni creditizie, per esaminare le tendenze e le caratteristiche del BNPL nel nostro paese, sia in termini di domanda e utilizzo da parte dei consumatori digitali, sia nell’evoluzione dell’offerta.

In Italia il valore dei finanziamenti erogati è cresciuto del 35% in un anno

Secondo la ricerca di CRIF, nel secondo semestre del 2023, il valore dei finanziamenti BNPL erogati è aumentato del +35% rispetto allo stesso periodo del 2022, trainato dalla diffusione dell’e-commerce. Questo continuo sviluppo del BNPL può essere attribuito a diversi fattori chiave, come la sua trasparenza, convenienza e integrazione con l’e-commerce. La crescente attenzione alla regolamentazione da parte degli enti regolatori favorisce la fiducia e la stabilità nel sistema, garantendo un ambiente più sicuro per consumatori e aziende.

Sebbene la crescita esponenziale degli ultimi anni sembri aver rallentato, il BNPL continua a crescere in Italia, consolidandosi come uno strumento stabile e user-friendly nel panorama finanziario. Il valore dei finanziamenti BNPL erogati nel secondo semestre del 2023 è molto superiore rispetto all’andamento del credito al consumo Small Ticket, che ha registrato una leggera flessione su prodotti come elettrodomestici ed elettronica.

Nuovi settori e nuovi target

L’offerta BNPL in Italia si sta ampliando verso nuovi settori come viaggi, assicurazioni e servizi. Inoltre, l’estensione dell’offerta bancaria verso soluzioni di dilazione dei pagamenti e l’introduzione di modelli limitrofi al BNPL, come il “Save Now, Pay Later”, stanno accelerando lo sviluppo del mercato.
La popolazione che utilizza il BNPL è principalmente composta da giovani della Generazione X e Millennials, ma si osserva anche un aumento nell’utilizzo da parte dei Baby boomers. Gli utilizzatori di BNPL in Italia hanno un reddito medio significativamente più elevato rispetto al segmento Small Ticket tradizionale.

Il livello di rischiosità dei clienti per il BNPL è in calo rispetto al 2022 e inferiore a quello dei finanziamenti Small Ticket. Il BNPL sta anche contribuendo all’inclusione finanziaria, con la maggior parte dei nuovi utenti che richiedono questo tipo di prodotto come primo accesso al credito.

Le due tipologie di BNPL in Italia 

In Italia, si distinguono due tipologie di BNPL: il Pay in X e il POS Lending, con caratteristiche e comportamenti degli utenti differenziati. A livello normativo, la nuova direttiva europea Credito al Consumo include il BNPL nel suo ambito di applicazione, introducendo regole per proteggere i consumatori dai rischi di sovraindebitamento.

Nonostante il contesto economico attuale, i modelli di business del BNPL si stanno adattando per rispondere alle esigenze dei consumatori e degli operatori del settore, diversificando i servizi e sviluppando partnership con istituti finanziari. Il successo del BNPL sembra essere quello di essere un elemento complementare nell’offerta finanziaria.

Secondo l’Osservatorio Cyber di CRIF nel 2023 aumentano le credenziali di account compromessi combinati ad altri dati preziosi per gli hacker. Si stima che i dati in circolazione nel dark web, o accessibili su piattaforme di messaggistica, siano oltre 7,5 miliardi a livello globale, +44,8% rispetto al 2022, e siano 1.801.921 le segnalazioni (+15,9%).

L’indirizzo e-mail è un dato prezioso, perché consente di accedere a diversi servizi. Infatti, risulta spesso in combinazione con la password nel 94,4% dei casi, esponendo la vittima a ricevere messaggi fraudolenti più accurati e credibili, come quelli di finti pagamenti da autorizzare o account bloccati. Questi messaggi di phishing contengono link malevoli che inducono la vittima a cliccare e fornire ulteriori dati ai frodatori.

In Italia +13,9% utenti allertati

Le attività di monitoraggio e contrasto degli hacker continuano ad avere una grande rilevanza anche nel nostro Paese, dove si registra un numero di consumatori allertati sul dark web in crescita del +13,9%.

Infatti, in Italia, dove il 51,7% degli utenti ha ricevuto almeno un alert nel 2023, si rileva, in particolare, un aumento delle segnalazioni inviate relativamente a furto di dati monitorati sul dark web.
In questo caso, gli utenti allertati sono il 77,5%, mentre il 22,5% è la quota degli utenti allertati per dati rilevati sul web pubblico.

I dati più rubati sul web pubblico 

Sempre in Italia, i tipi di dati più frequentemente rilevati sull’open web, quindi pubblicamente accessibili da chiunque sulla rete, sono stati il codice fiscale (57,5% dei dati rilevati) e l’e-mail (30,1%), seguiti a distanza dal numero di telefono (8,2%).

Tra le caratteristiche degli utenti privati italiani che sono stati avvisati, le fasce di età maggiormente coinvolte sono quelle degli over 60 (26,5%) e dei 51-60enni (25,8%), seguite dagli 41-50enni (25,3%).
Le regioni in cui vengono allertate più persone sono invece Lazio (19,6%), Lombardia (13,6%) e Sicilia (8,4%).

Su Gmail, Yahoo e Hotmail gli account più compromessi 

A livello globale, la classifica degli account e-mail più rilevati sul dark web vede nelle prime 3 posizioni Gmail, Yahoo e Hotmail.
La maggior parte degli account violati sono riferibili a siti di intrattenimento (56,6%), seguiti da e-commerce (16,4%) e social media (11,9%).

Il rischio di furto di tali dati può portare a conseguenze economiche dirette per le vittime. Al quarto e quinto posto si collocano il furto degli account di forum e siti web di servizi a pagamento (6,2%) e finanziari (4,8%), come quelli bancari.
Relativamente alle carte di credito, oltre al numero della carta, molto frequentemente sono presenti nel dark web anche cvv e data di scadenza (96,9% dei casi). E tra i continenti più soggetti a questo scambio illecito di dati, il Nord America è in cima alla classifica (54,5% del volume totale), seguito dall’Europa (23,8%). Tra i paesi più soggetti a scambio di dati di carte di credito, l’Italia è al 16° posto.