La flotta complessiva del Car Sharing in Italia è tornata a livelli pre-pandemia, attestandosi intorno a 8.000 veicoli, di cui solo il 30% alimentato a benzina.
Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility, oggi il Car Sharing si articola in due principali modelli, Free-Floating e Station-Based.

Il primo, che consente di prelevare e rilasciare l’auto in qualsiasi punto della città, negli ultimi cinque anni ha subito una serie di riconfigurazioni. Fino al 2019, il mercato era dominato da quattro grandi operatori, nel 2020 due aziende (Sharenow ed Enjoy) detenevano il 90% della flotta, e a partire dal 2021 il 25% del mercato pertiene a player minori.

Il dinamismo del Free-Floating

Nel segmento Free-Floating, il numero di noleggi è stabile (circa 6 milioni): gli utenti continuano a preferire la flessibilità di questo modello di Car Sharing. Nel 2023 le percorrenze hanno toccato 78 milioni di km, e per il 2024 potrebbero superare 90 milioni di km.

Un aumento che evidenzia come gli utenti effettuino noleggi di durata più lunga.
Attualmente, il Free Floating è attivo nelle principali città italiane, ma con differenze significative nella distribuzione della flotta. Inoltre, il numero di città metropolitane con almeno un servizio di car sharing dal 2019 è stabile, segno di un rallentamento nell’espansione territoriale.
Milano si conferma la capitale del settore, con oltre 3.365 veicoli e oltre 3,2 milioni di noleggi annui, seguita da Roma (1.933, circa 1,4 milioni), e Torino, che registra il tasso di rotazione più alto, con 3,57 noleggi giornalieri per veicolo. 

La stabilità del Station-Based

Diversamente dal Free-Floating, il modello Station-Based si caratterizza per una notevole stabilità in termini di domanda e offerta.
Con una flotta di circa 1.200 veicoli e circa 300.000 noleggi annuali, il servizio si rivolge a utenti che apprezzano la certezza offerta da punti fissi di prelievo e riconsegna.
La presenza di stazioni fisse garantisce un elevato livello di affidabilità e organizzazione. Gli utenti, consapevoli della presenza di punti ben definiti per ritiro e riconsegna dei veicoli, possono pianificare con maggiore certezza gli spostamenti quotidiani.

Questa caratteristica rende il servizio Station-Based un complemento ideale alla rete di trasporto pubblico, soprattutto in contesti urbani densamente popolati.

Innovazione tecnologica e regolamentazione

Nel futuro, la sfida per gli operatori Station-Based sarà migliorare ulteriormente l’esperienza d’uso attraverso l’integrazione di soluzioni digitali avanzate.
Innovazioni nella gestione della flotta e nelle interfacce utente potrebbero contribuire a ottimizzare l’efficienza operativa, e garantire un servizio sempre più in linea con le esigenze della mobilità urbana moderna.

Inoltre, le amministrazioni locali stanno progressivamente rivedendo la regolamentazione del Car Sharing, eliminando o riducendo canoni, e imponendo requisiti tecnici più stringenti per garantire redditività e sicurezza.
Questa evoluzione normativa favorirà un sistema equilibrato, promuovendo l’innovazione, la sostenibilità ambientale, e l’integrazione del servizio nella mobilità urbana.

Nonostante la maggioranza degli italiani, l’87%, sia consapevole dei cambiamenti normativi dovuti al passaggio al mercato libero dell’energia, appena il 26% dichiara di essersi informato meglio, e di avere effettivamente cambiato fornitore.

In pratica, poco più di un quarto dei cittadini del Bel Paese si è informato sul mercato libero dell’energia e ha cambiato fornitore. La maggior parte dei consumatori, il 45%, per ora si è limitato a raccogliere maggiori informazioni, ma ha deciso comunque di mantenere il proprio operatore.
Sono i risultati di una ricerca condotta da Trustpilot, la piattaforma globale di recensioni dei consumatori nata nel 2007.

Perché cambiare fornitore? Per risparmiare sui costi e incrementare l’affidabilità del servizio

L’analisi di Trustpilot ha messo in luce che per il 71% degli intervistati quando si tratta di scegliere un fornitore di energia il fattore determinante è il prezzo competitivo.
Al fattore risparmio, seguono l’affidabilità del servizio (42%) e la qualità del customer care (20%).

E a proposito di prezzi, il 74% degli intervistati li confronta nel tempo.

Più di 1 italiano su 2, invece, legge le recensioni per scegliere un nuovo fornitore. Tra gli intervistati che hanno cambiato fornitore di elettricità, gas e servizi negli ultimi 12 mesi, infatti, il 49% afferma che le recensioni lette online hanno influenzato la loro decisione.

“Le recensioni aiutano gli altri a compiere scelte informate”

“Le recensioni online rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la trasparenza e la fiducia tra consumatori e aziende – ha commentato Nicoletta Besio, Country General Manager Italy di Trustpilot -. Il nostro obiettivo è offrire una piattaforma aperta e indipendente, dove gli utenti possano condividere le proprie esperienze e aiutare gli altri a compiere scelte informate”.

“Le aziende possono raccogliere informazioni utili a migliorare il business”

“In un mercato energetico sempre più competitivo – ha aggiunto Nicoletta Besio -, la fiducia è la chiave per costruire relazioni durature e di valore, e le recensioni sono sicuramente una risorsa preziosa per verificare l’affidabilità dei fornitori e identificare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”, riporta Askanews.
Trustpilot è una piattaforma di recensioni aperta a tutti. La sua missione è consentire alle persone di acquistare con sicurezza e aiutare le aziende a offrire esperienze memorabili.

“La nostra visione è quella di diventare un simbolo universale di fiducia – spiega Adrian Blair, ceo di TRustpilot -.Vogliamo che i consumatori possano prendere decisioni d’acquisto sicure e informate, e che le aziende possano dare prova della qualità dei loro servizi e raccogliere informazioni utili a migliorare il proprio business”.

Nel 2024, l’economia italiana registrerà una crescita del PIL dello 0,5%, sostenuta dall’aumento dei consumi e della domanda estera, ma penalizzata da una flessione degli investimenti privati, prevista al -3,7%. I dati, riporta Ansacom,  emergono dal digital talk “Investire in Italia. Ma come? Previsioni sul 2025”, organizzato da EY con il contributo di Oxford Economics e rappresentanti del mondo imprenditoriale. Per il 2025, il PIL dovrebbe crescere dello 0,8%, ma con una contrazione degli investimenti privati dell’1,2%.

Marco Daviddi, managing partner di EY in Italia, evidenzia un moderato ottimismo per il 2025, pur riconoscendo la necessità di rilanciare gli investimenti privati. “Il governo e le istituzioni hanno un ruolo cruciale nel favorire la transizione tecnologica ed energetica, abbassare i costi energetici e attuare il PNRR”, sottolinea Daviddi. Grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, gli investimenti pubblici cresceranno del 20% nel 2024, attenuando in parte il calo del settore privato.

Il ruolo chiave del PNRR
La sostenibilità della crescita italiana dipenderà fortemente dall’attuazione del PNRR. Mario Rocco, leader di EY per il settore economico, afferma che, con una piena attuazione del piano, il PIL del 2025 potrebbe crescere dello 0,8%. Se il PNRR fosse attuato al 90%, la crescita scenderebbe allo 0,6%, mentre con un’attuazione al 70% il PIL si fermerebbe a un modesto 0,1%. Il 2025 vedrà inoltre una riduzione degli investimenti in costruzioni, in parte dovuta alla fine delle misure di sostegno al settore.

L’ottimismo delle aziende italiane
Nonostante le incertezze economiche, tra le imprese italiane prevale un certo ottimismo. Il CEO Outlook Pulse di EY, che ha coinvolto oltre 1.200 amministratori delegati a livello globale (di cui 50 in Italia), mostra che il 62% dei dirigenti italiani è fiducioso sulle prospettive del Paese, e il 72% prevede un aumento dei ricavi aziendali.

Nonostante il sentiment positivo, quasi il 40% degli intervistati riconosce come minacce i rischi globali e le tensioni geopolitiche.

Lo scenario economico globale
A livello mondiale, Oxford Economics prevede per il 2024 una crescita del PIL del 3,1%, seguita da una progressiva decelerazione sotto il 3% entro il 2030. Fattori strutturali come la bassa natalità, la riduzione della globalizzazione e l’alto debito pubblico e privato influenzeranno negativamente l’economia.

Emilio Rossi, senior economic advisor, prevede una crescita globale più lenta nel 2025, con un’Eurozona stagnante e un’inflazione ancora elevata, mentre gli Stati Uniti potrebbero beneficiare di politiche espansive, pur affrontando rischi legati al debito e all’inflazione.

Il mese di dicembre arricchirà molti stipendi degli italiani: un ‘tesoretto’ da utilizzare per i regali da mettere sotto l’albero, oppure per saldare i conti di fine anno. O ancora, da mettere nel salvadanaio e tenere da parte per le emergenze.

Quest’anno, infatti, ci sono il bonus Natale, che consiste in 100 euro una tantum per le famiglie con figli a carico, la tredicesima in busta paga per i lavoratori dipendenti e i pensionati, e la quattordicesima. Ma anche un importo aggiuntivo di 155 euro per gli anziani con redditi bassi.

I benefici per lavoratori dipendenti e pensionati

In particolare, a dicembre 2024 la tredicesima mensilità è attesa da circa 35 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, rispettivamente 19 e 16 milioni, per un valore complessivo di circa 41 miliardi, e un assegno medio di circa 1.170 euro.

I pensionati dovrebbero ricevere la tredicesima tra l’ultima settimana di novembre e il primo giorno di dicembre, esclusa la domenica.
Lo stipendio aggiuntivo per i lavoratori può arrivare invece con lo stipendio dell’ultimo mese dell’anno, o il cedolino separato, prima del 24 dicembre.

Un’indennità una tantum per famiglie con figli a carico

Quanto al bonus Natale 2024 è la misura dedicata alle famiglie con figli a carico. Si tratta di  un’indennità una tantum pari a 100 euro, introdotta con il Decreto Legge n. 113/2024, convertito in Legge n. 143/2024, destinata ai lavoratori dipendenti che soddisfano determinati requisiti reddituali e familiari.
Sono 4,6 milioni i dipendenti, privati e pubblici, che potranno ricevere il contributo. La platea è stata estesa rispetto al numero inizialmente previsto, di conseguenza, sono salite anche le risorse necessarie, passate da 100 milioni a 350 milioni.

La differenza arriverà dal gettito del concordato preventivo, che è stato riaperto fino al 12 dicembre proprio per reperire le risorse necessarie agli interventi sui redditi.
Il beneficio spetta ai nuclei con redditi fino a 28.000 euro, che dovranno richiedere l’aiuto con l’autocertificazione, e superiori alla soglia di incapienza (8.174 euro) in misura sufficiente da garantire che l’imposta lorda sia superiore alla cifra del beneficio.

Una bella notizia per i pensionati

Anche per i pensionati quest’anno c’è una bella notizia. Con l’assegno di dicembre arriverà un importo aggiuntivo di 154,94 euro per le 400.000 persone con i redditi più bassi. Ovvero, che non devono superare il trattamento annuale minimo Inps di 7.781,93 euro.
Ma è in arrivo anche la quattordicesima, che spetta a 200.000 persone che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dei 64 anni dal primo agosto 2024 (pensioni gestite nei sistemi integrati) al 31 dicembre 2024.

La quattordicesima spetta però anche ai soggetti divenuti titolari di pensione nel corso del 2024 e che rientrano nei limiti anagrafici e reddituali normativamente previsti.
L’assegno, come di consueto, viene attribuito d’ufficio insieme alla rata di dicembre e in base al numero dei mesi dell’anno in cui è stata erogata la pensione.

I numeri parlano chiaro: l’82% dei genitori italiani si dichiara preoccupato per la sicurezza online dei figli, con picchi tra le mamme e i papà dei bambini più piccoli.
Hearts & Science, agenzia di comunicazione di Omnicom Media Group, ha deciso di dare voce a queste preoccupazioni attraverso la ricerca ‘Riprendiamoci l’Internet!’, presentata nell’ambito del progetto Villa Futura, giunto quest’anno alla sua quarta edizione.

La ricerca ha coinvolto genitori italiani tra 18 e 55 anni, con figli da 6 a 17 anni. La realtà emersa dalle risposte non può più essere ignorata: la sicurezza online dei più giovani è un timore crescente e diffuso.
L’era della digitalizzazione porta innumerevoli vantaggi, ma anche nuove sfide e apprensioni, soprattutto quando si tratta dell’attività online dei più giovani.

Dipendenza da smartphone, la vera spina nel fianco

Così, il 9% dei genitori preferisce evitare del tutto l’uso di internet ai propri figli, soprattutto quelli tra 6 e 9 anni. Ma la vera spina nel fianco è la dipendenza dagli smartphone. Il 60% degli intervistati ritiene che si ragazzi iano troppo attaccati ai dispositivi digitali. Inoltre, i genitori hanno paura dei contenuti violenti o inappropriati, delle fake news e delle pericolose ‘sfide online’.

Un sentimento di insicurezza che pervade anche gli adulti, con il 65% dei genitori che non si sente a proprio agio mentre naviga. Molti genitori hanno già vissuto in prima persona situazioni spiacevoli o pericolose online, come furti di identità, cyberbullismo o truffe.
L’esperienza negativa non risparmia neanche chi si considera un esperto digitale. Anzi, tra gli ‘esperti’ la percentuale di episodi di frodi online è più alta. 

Allarme phubbing, cyberchondria, doomscrolling

Tuttavia, solo il 29% dei genitori ha preso misure di protezione adeguate, e legate unicamente all’aspetto ‘tecnico’, come l’uso di antivirus o la creazione di password sicure.

Ma non è solo la sicurezza online a preoccupare: le patologie legate al digitale sono un altro fenomeno che sta emergendo con forza.
Un genitore su 3 ha già affrontato casi di dipendenza digitale o comportamenti come il phubbing (ignorare le persone reali in favore dello smartphone), la cyberchondria (cercare sintomi di malattie online in modo ossessivo) e il doomscrolling (scorrere compulsivamente notizie negative).

Il ruolo delle scuole diventa sempre più cruciale. 

Quasi la metà dei genitori italiani crede che le scuole debbano assumere un ruolo attivo nell’educazione digitale dei ragazzi, insegnando loro come navigare in rete in modo sicuro e consapevole.
La richiesta non riguarda solo le conoscenze tecniche, riferisce AGI, ma anche la sensibilizzazione verso fenomeni come cyberbullismo, privacy e protezione dai contenuti dannosi.

In definitiva, ciò che emerge è una richiesta di maggiore consapevolezza, protezione e supporto per affrontare i rischi legati al web, e l’urgenza di educare i più giovani a un uso più sicuro e responsabile della rete.

Nonostante uno stile di vita frenetico, l’iperconnessione, i device tecnologici e il tempo costantemente risicato,  gli italiani sembrano non voler rinunciare ai momenti di condivisione capaci di portare benessere e buon umore. In particolare, amano condividere momenti di gioia individuali (71%), legati al lavoro (78%) o alla vita sentimentale (73%), soprattutto con il partner (64%) e gli amici (58%).

Questo è quanto emerge da uno studio promosso da Cocktail Sanpellegrino, che, ha coinvolto 1.200 italiani attraverso un monitoraggio dei principali social network, forum, blog e community lifestyle internazionali, per indagare quali sono i momenti della giornata che gli italiani non vedono l’ora di condividere con i propri cari.

Cosa fanno gli italiani quando avviene qualcosa di speciale?

Sempre meno italiani sfoderano cellulari e smartphone per immortalare il momento con foto e video (55%) e per allargare la condivisione tramite i social. Quasi 7 italiani su 10 (69%) si riscoprono più “analogici” e decidono di vivere appieno il momento di persona.

Secondo quanto emerso dallo studio, per gli italiani condividere significa comunicare i propri traguardi e successi (76%) e trasferire ad altri le proprie emozioni (67%). Ma non solo, per alcuni la condivisione è un momento di confronto per trovare soluzioni o consigli (54%) o più semplicemente per riconnettersi con la socialità autentica (47%).

Con chi e quando condividere

La maggior parte degli italiani sceglie di condividere i propri momenti con il partner (64%), mentre altri preferiscono farlo con gli amici (58%) o con le persone con cui trascorrono la maggior parte del tempo, come colleghi o vicini di casa (54%). Anche il momento della giornata è fondamentale per riuscire a staccare la spina e godere in rilassatezza di un momento di condivisione. Le ore tardo pomeridiane e serali (42%) sono le preferite, tipiche di cene e aperitivi che si prestano maggiormente ad accogliere conversazioni ampie e con maggior tempo a disposizione.

Segue la tarda mattinata (29%), ideale per una pausa dalla routine quotidiana. Anche la mattina (18%) è considerata un buon momento per condividere un pensiero o il buongiorno, mentre il primo pomeriggio (12%) è meno gettonato perché dedicato ad altre attività post-pranzo.

I momenti più condivisi dagli italiani

Gli italiani prediligono la semplicità nei momenti da condividere. La vita lavorativa (78%) è in cima alla lista, seguita dalle avventure sentimentali (73%) e dai momenti di intimità quotidiana (69%). Altre preferenze includono gossip su familiari o amici (66%), ricorrenze come compleanni e anniversari (61%), e confronti per consigli personali (59%). Seguono i racconti di viaggi (55%), programmi e serie TV (53%), acquisti importanti (51%) e trasformazioni personali (46%).

Emerge dai risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano: l’89% delle imprese alimentari italiane che misurano le eccedenze adotta anche pratiche di donazione o riuso. E nella gestione di residui e scarti, il 49% delle aziende che li misura adotta anche pratiche di riciclo e recupero.

Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 su produzione, consumi responsabili e riduzione degli impatti ambientali, è infatti fondamentale la strategia di valorizzazione delle eccedenze alimentari e riduzione di scarti e residui. Ma è necessario prima di tutto misurarle. Nel settore della trasformazione alimentare, solo il 43% delle aziende italiane misura le sue eccedenze, percentuali simili anche per lo spreco alimentare. Eppure, la misurazione sarebbe già parte della soluzione del problema.

Pratiche antispreco ed economia circolare

Otto aziende alimentari su 10 utilizzano già almeno una pratica di economia circolare, tra riuso per fini sociali e non, e valorizzazione di residui e scarti non più edibili.
Nello specifico, il 75% adotta forme di riuso, soprattutto donazioni per fini sociali, ma anche vendite su mercati secondari, ri-trasformazione o cessione per l’alimentazione animale.

In Italia, le grandi e medie aziende della trasformazione donano circa 139mila tonnellate di eccedenze edibili per anno, mentre ne riusano in altra forma circa 182mila tonnellate.
Sono pratiche complementari che non si escludono a vicenda, e la cui adozione risente molto delle dimensioni aziendali.

Le startup agrifood e lo sviluppo sostenibile

Il 70% delle grandi aziende valorizza le eccedenze tramite donazione e altre forme di riuso, mentre la percentuale scende al 47% delle medie e al 31% delle piccole.
In quest’ambito le startup ricoprono un ruolo fondamentale con soluzioni innovative per migliorare la sicurezza alimentare, promuovere un uso più efficiente delle risorse, ridurre gli impatti ambientali, sostenere e tutelare i territori.

A livello mondiale, sono 2.270 le startup agrifood fondate tra il 2019 e il 2023 che perseguono uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, pari al 23% di quelle della filiera agroalimentare. E si concentrano innanzitutto su obiettivi di sostenibilità ambientale, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse.

La tecnologia al servizio della misurazione

“Le tecnologie di Data & Big Data Analytics sono impiegate dalla maggior parte delle soluzioni presenti sul mercato – spiega Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Intelligenza artificiale e Machine Learning sono utilizzate, ad esempio, nell’Image Recognition per la quantificazione del cibo sprecato, identificandolo all’interno dei contenitori dei rifiuti, o per monitorare gli spazi degli allevamenti e comprendere lo stato di salute in tempo reale degli animali.

Sono utilizzate poi tecnologie Mobile e quelle abilitate dall’Internet of Things, ma anche Blockchain & DL per garantire l’immutabilità dei dati raccolti e la loro validazione”.

Ad aprile, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenti dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua (rispetto al +1,2% del mese precedente). La stima preliminare era del +0,9%. Questo lieve rallentamento dell’inflazione è attribuibile all’accentuarsi del calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da -10,3% a -13,9%) e alla decelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +4,5% a +2,7%), dei servizi vari (da +2,3% a +1,8%), dei beni non durevoli (da +2,0% a +1,5%) e dei beni alimentari, sia non lavorati (da +2,6% a +2,2%) che lavorati (da +2,8% a +2,5%).

Al contrario, si registra un’accelerazione dei prezzi dei tabacchi (da +1,9% a +3,3%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,2% a +3,8%) e dei beni energetici regolamentati (da -13,8% a -1,3%).

Tendenza alla flessione per i beni

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta da +2,3% a +2,1%, mentre quella al netto dei soli beni energetici scende da +2,4% a +2,1%. La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni evidenzia una flessione più ampia (da -0,2% a -0,6%) e quella dei servizi mostra una lieve decelerazione (da +3,0% a +2,9%), determinando un incremento del differenziale inflazionistico tra servizi e beni, passando da +3,2 punti percentuali di marzo a +3,5 punti percentuali.

Giù i prezzi per alimentari e prodotti per la casa

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +2,6% a +2,3%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +2,5% di marzo a +2,6%). L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette principalmente la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,6%), dei tabacchi (+1,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%). Questi aumenti sono stati solo parzialmente compensati dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-10,1%) e non regolamentati (-1,8%).

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6%

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,5% su base mensile, a causa della fine dei saldi stagionali non considerati dal NIC, e dello 0,9% su base annua (da +1,2% di marzo); la stima preliminare era del +1,0%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento dello 0,8% su base annua.

Negli ultimi anni, il sistema di pagamento Buy Now Pay Later (BNPL) ha guadagnato terreno tra le alternative di pagamento, registrando un aumento del +18% nel valore delle transazioni globali nel 2023 rispetto al 2022. Ha infatti raggiunto oltre il 5% della spesa mondiale per l’e-commerce, equivalente a più di 316 miliardi di dollari. Anche in Italia, questo settore ha visto una forte espansione.

CRIF ha condotto un’analisi approfondita sul proprio ecosistema di dati, che include oltre 110 milioni di posizioni creditizie, per esaminare le tendenze e le caratteristiche del BNPL nel nostro paese, sia in termini di domanda e utilizzo da parte dei consumatori digitali, sia nell’evoluzione dell’offerta.

In Italia il valore dei finanziamenti erogati è cresciuto del 35% in un anno

Secondo la ricerca di CRIF, nel secondo semestre del 2023, il valore dei finanziamenti BNPL erogati è aumentato del +35% rispetto allo stesso periodo del 2022, trainato dalla diffusione dell’e-commerce. Questo continuo sviluppo del BNPL può essere attribuito a diversi fattori chiave, come la sua trasparenza, convenienza e integrazione con l’e-commerce. La crescente attenzione alla regolamentazione da parte degli enti regolatori favorisce la fiducia e la stabilità nel sistema, garantendo un ambiente più sicuro per consumatori e aziende.

Sebbene la crescita esponenziale degli ultimi anni sembri aver rallentato, il BNPL continua a crescere in Italia, consolidandosi come uno strumento stabile e user-friendly nel panorama finanziario. Il valore dei finanziamenti BNPL erogati nel secondo semestre del 2023 è molto superiore rispetto all’andamento del credito al consumo Small Ticket, che ha registrato una leggera flessione su prodotti come elettrodomestici ed elettronica.

Nuovi settori e nuovi target

L’offerta BNPL in Italia si sta ampliando verso nuovi settori come viaggi, assicurazioni e servizi. Inoltre, l’estensione dell’offerta bancaria verso soluzioni di dilazione dei pagamenti e l’introduzione di modelli limitrofi al BNPL, come il “Save Now, Pay Later”, stanno accelerando lo sviluppo del mercato.
La popolazione che utilizza il BNPL è principalmente composta da giovani della Generazione X e Millennials, ma si osserva anche un aumento nell’utilizzo da parte dei Baby boomers. Gli utilizzatori di BNPL in Italia hanno un reddito medio significativamente più elevato rispetto al segmento Small Ticket tradizionale.

Il livello di rischiosità dei clienti per il BNPL è in calo rispetto al 2022 e inferiore a quello dei finanziamenti Small Ticket. Il BNPL sta anche contribuendo all’inclusione finanziaria, con la maggior parte dei nuovi utenti che richiedono questo tipo di prodotto come primo accesso al credito.

Le due tipologie di BNPL in Italia 

In Italia, si distinguono due tipologie di BNPL: il Pay in X e il POS Lending, con caratteristiche e comportamenti degli utenti differenziati. A livello normativo, la nuova direttiva europea Credito al Consumo include il BNPL nel suo ambito di applicazione, introducendo regole per proteggere i consumatori dai rischi di sovraindebitamento.

Nonostante il contesto economico attuale, i modelli di business del BNPL si stanno adattando per rispondere alle esigenze dei consumatori e degli operatori del settore, diversificando i servizi e sviluppando partnership con istituti finanziari. Il successo del BNPL sembra essere quello di essere un elemento complementare nell’offerta finanziaria.

Le ultime novità per il superbonus 2024 sono arrivate con il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 26 marzo. Tra gli interventi, l’eliminazione della cessione del credito e lo sconto in fattura per gli interventi successivi all’entrata in vigore del decreto, che si aggiungono ai divieti già previsti dal decreto Blocca Cessioni.

Sono inoltre state stabilite misure per acquisire maggiori informazioni sulla realizzazione degli interventi agevolabili. Per il mancato invio dei dati sugli interventi è prevista una sanzione amministrativa di 10.000 euro, nel caso di interventi già avviati. In presenza di nuovi interventi, invece, è stabilita la decadenza dall’agevolazione.

Compensazione sospesa in caso di debiti con lo Stato

Un’altra novità in arrivo è la sospensione della compensazione in presenza di debiti con lo Stato di importo superiore a 10.000 euro.

Alle ultime novità si affiancano poi quelle già previste dall’intervento dell’Esecutivo della fine dello scorso anno. Per le spese sostenute nel 2024 è stato stabilito un contributo a fondo perduto a copertura della riduzione dell’agevolazione. L’accesso alla somma è previsto nel rispetto di determinati requisiti reddituali e di avanzamento dei lavori: reddito inferiore a 15.000 euro, raggiungimento di almeno uno stato di avanzamento del 60% al 31 dicembre 2023.

A chi spetta l’aliquota al 110%?

Dal 1° gennaio scorso sono state diverse le modifiche in relazione alle aliquote del superbonus.
Per le spese relative al 2023 l’agevolazione è stata riconosciuta nella misura del 90 o del 110 %. Per i condomini la misura della detrazione verrà ridotta all’aliquota del 70% nel 2024 e scenderà ulteriormente al 65% per il 2025. Per villette e le unifamiliari, invece, la possibilità di beneficiare del bonus edilizio si è conclusa con la scadenza del 31 dicembre 2023.

Alcune eccezioni riguardano gli interventi di riparazione o ricostruzione a seguito di eventi sismici e dei lavori in cui i soggetti sono enti del Terzo settore che esercitano servizi socio-sanitari e assistenziali.
Per tali categorie l’aliquota del 110% si potrà applicare per le spese sostenute non solo nel 2024 ma anche entro il 31 dicembre 2025.

Le scadenze in calendario

La scadenza più importante è quella del 4 aprile, il termine relativo alle comunicazioni all’Agenzia delle Entrate delle opzioni per le spese sostenute nel 2023 o per le rate annuali riferite a interventi realizzati negli anni precedenti.
Un’altra scadenza in calendario è quella del 31 dicembre 2024. I condomini che vogliono mantenere la detrazione al 70% devono concludere i lavori entro la fine dell’anno.

Un’ulteriore termine in calendario, riferisce Adnkronos, riguarda il contributo a fondo perduto, previsto a determinate condizioni, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio scorso. Tali spese dovranno essere sostenute entro il 31 ottobre 2024.
Sarà invece inserito in calendario il termine per l’invio delle domande per accedere a tale contributo, data che deve ancora essere stabilita.