L’effetto Covid sul mondo del lavoro

Quali sono i settori più colpiti dalla pandemia e quali quelli in ripresa? Quanti i rapporti di lavori cessati e attivati? Quali sono le nuove professioni più richieste? A queste e altre domande rispondono Adnkronos ed Expleo attraverso l’analisi dei dati del Ministero del Lavoro, dell’ISTAT, di Unioncamere-Anpal, Sistema Informativo Excelsior, e di OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Di fatto, i dati Istat indicano che il Covid ha rallentato la crescita del tasso di occupazione: se dal 2016 al 2019 il tasso di occupazione è cresciuto costantemente, nel 2020 la pandemia ha fatto scendere il dato al 58,1%.

Il lavoro c’è, ma a tempo determinato

Dai dati del Ministero del Lavoro sui primi tre trimestri tra il 2017 e il 2021 risulta che nel 2020 si è registrata una diminuzione del 20% nei rapporti di lavoro attivati. La tendenza è tornata però positiva nei primi tre trimestri del 2021, con una ripresa del 15%. Per contro, il 2020 ha registrato un numero decisamente più contenuto di rapporti di lavoro cessati. Un dato legato anche al blocco dei licenziamenti introdotto dal Governo, prorogato fino ad aprile 2022.
Complessivamente, nei tre anni considerati sono stati attivati l’8% in meno di contratti di lavoro. E a livello di tipologia di contratto domina il tempo determinato, che nel 2021 rappresenta il 70% del totale, contro il 15% del tempo indeterminato.

Posti vacanti in aumento

Il 2020 ha portato poi un calo considerevole nei rapporti di lavoro attivati quasi in tutti i settori, a eccezione del personale domestico, che nei primi tre trimestri dell’anno segna un aumento del 37%. Nel 2021 invece la maggior parte dei rapporti è stata attivata nel settore PA, Istruzione e Sanità (16,3% del totale). Significativa anche la ripartenza del settore alberghiero e ristorazione, che segna +11% di contratti attivati rispetto all’anno precedente.
Dal primo trimestre 2018 al terzo trimestre 2021 i dati Istat segnalano però un aumento generalizzato del tasso di posti vacanti, che si attesta attorno allo 0,7%-0,8%. Solo nei primi sei mesi del 2020 si registra un decremento del tasso dei posti vacanti, attestato tra 0,5% e 1%, contro il 2-2,1% del terzo trimestre 2021.

Le professioni del futuro 

Il settore che registra un più alto tasso di posti vacanti è quello delle costruzioni (3,3%), seguito da alloggi e ristorazione (2,9%), e attività professionali, tecniche e scientifiche (2,4%). Ma in linea con la transizione ecologica e la digitalizzazione, le figure professionali maggiormente richieste nei prossimi anni saranno quelle con specifiche competenze digitali (circa 2 milioni di lavoratori) e quelle con competenze green (circa 2,3 milioni).In ogni caso, dal 2013 al 2020, si nota un costante seppur minimo incremento nel grado di soddisfazione degli occupati. E i più soddisfatti sono i lavoratori del Trentino Alto Adige, con un valore medio del 7,9, seguiti da quelli della Valle d’Aosta (7,7) e della Lombardia (7,6).