Sulle confezioni dei prodotti farmaceutici soggetti a prescrizione anche in Italia diventerà obbligatorio inserire il GS1 DataMatrix.
Si tratta del codice bidimensionale di identificazione e tracciabilità sviluppato da GS1.

Con il decreto legislativo n.10 del 6 febbraio 2025 il nostro Paese ha implementato la Direttiva 62/2011/UE ‘anticontraffazione farmaco’ (nota anche come FMD, dall’inglese ‘Falsified Medicines Directive’), che introduce misure di sicurezza e di controllo sui farmaci commercializzati in Europa. 
L’obiettivo di tracciare e rintracciare i farmaci in maniera efficiente impedisce che ai pazienti arrivino medicinali falsificati o contraffatti, la cui incidenza è stimata fra l’1% e il 10% del settore farmaceutico globale.

La direttiva UE garantisce la sicurezza dei pazienti

La collaborazione è stata la chiave di questo risultato. Negli ultimi mesi un gruppo di lavoro, coordinato da GS1 Italy e formato da rappresentanti di aziende farmaceutiche e associazioni di categoria, ha lavorato per coadiuvare le istituzioni nella valutazione delle soluzioni tecniche sulla serializzazione del farmaco. 

L’Italia è l’ultimo Paese, insieme alla Grecia, ad applicare la direttiva UE anticontraffazione dei farmaci. E con il decreto 6 marzo 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2025, il Ministero della Salute ha definito le specifiche tecniche del codice ‘Data Matrix’, che utilizza gli standard GS1 di identificazione e marcatura dei prodotti, diventato obbligatorio per tutte le aziende farmaceutiche.

L’etichetta dovrà contenere cinque informazioni obbligatorie

La normativa prevede che gli astucci di tutti i farmaci prescritti e commercializzati in Italia dovranno essere dotati di cinque informazioni che ne consentono l’identificazione e la tracciabilità: il codice univoco di identificazione del prodotto, ovvero il numero GTIN (Global Trade Item Number) del sistema GS1, il numero seriale, il lotto, la data di scadenza, e il numero di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) rilasciato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
Queste cinque informazioni saranno scritte sulle etichette dei farmaci e fornite attraverso il GS1 DataMatrix che dovrà comparire su ogni confezione.
È altresì previsto un periodo di ‘stabilizzazione’ di due anni, quindi fino a inizio febbraio 2027, per permettere al sistema e alle aziende di completare gli adempimenti necessari per adeguarsi alle nuove istruzioni.

Un passo avanti contro l’ingresso di medicinali falsificati nel mercato

“Per adeguarsi alla direttiva europea anticontraffazione dei farmaci le aziende italiane dovranno utilizzare gli standard GS1, che permettono di identificare in modo univoco i prodotti, di migliorarne la tracciabilità e di favorire l’efficienza della supply chain, aumentando così il livello di sicurezza di utilizzatori e pazienti – ha spiegato Bruno Aceto, ceo GS1 Italy -. Si tratta di un importante passo in avanti per l’Italia, che si allinea agli altri Paesi europei nella lotta alla contraffazione dei farmaci e all’ingresso di medicinali falsificati nel mercato comunitario”.

Gli italiani trascorrono gran parte della giornata immersi nelle notifiche digitali, in un ciclo continuo di aggiornamenti che influisce sulla qualità della vita e del riposo.

Secondo una recente ricerca condotta per Amazon Kindle in occasione della Giornata Mondiale della Disconnessione del 7 marzo, il 28% degli italiani riceve notifiche fino al momento di andare a dormire, con un orario medio di interruzione fissato alle 23:26. Secondo gli esperti, sarebbe opportuno staccarsi almeno un’ora prima, intorno alle 22:26, per favorire un sonno di qualità.

E l’attenzione… cala 

Continuare a ricevere notifiche da smartphone, tablet e altri dispositivi porta più della metà degli italiani (59%) a sentirsi spesso distratta. Il neuroscienziato Mark Williams spiega che il semplice suono o la vibrazione di un avviso digitale induce il cervello a entrare in uno stato di allerta, distogliendo l’attenzione dalle attività in corso.

Ogni interruzione richiede fino a 90 secondi per ritrovare la concentrazione, con effetti negativi sulla produttività e sulla gestione del tempo.

Un comportamento simile alla dipendenza

Oltre a ricevere notifiche, molti italiani controllano compulsivamente i dispositivi anche in assenza di nuovi avvisi: il 91% verifica lo smartphone almeno una volta ogni ora, con alcuni che lo fanno fino a 80 volte al giorno.

Secondo Williams, riferisce Ansa, questo comportamento è paragonabile a una dipendenza, poiché le notifiche attivano il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa. Questa dinamica rende difficile staccarsi dai dispositivi, alimentando un circolo vizioso di controllo compulsivo.

Un relax interrotto dal digitale

Anche i momenti di svago serali riferisce Ansa, non sono immuni dall’invasione delle notifiche: il 71% degli italiani guarda la TV, il 37% ascolta musica e il 34% legge un libro per rilassarsi, ma il 43% continua a essere disturbato dai dispositivi.

Di conseguenza, il 74% degli intervistati dichiara di addormentarsi più tardi del previsto a causa del tempo trascorso controllando lo smartphone.

Trascorriamo 349 minuti al giorno sullo smartphone

Roberto Toro, Senior PR Manager di Amazon, sottolinea come la società moderna sia caratterizzata da una continua esposizione agli schermi.

Valentina Pano, divulgatrice digitale, aggiunge che gli italiani passano in media 349 minuti al giorno davanti al telefono e percorrono virtualmente circa 126 km con il pollice scrollando le notifiche. Questo fenomeno è particolarmente diffuso tra i giovani, per i quali i social media rappresentano sia un mezzo di svago sia una forma di interazione sociale.

Serve una pausa

Secondo gli esperti, per ritrovare un equilibrio tra vita reale e mondo digitale è fondamentale ridurre l’uso eccessivo dei dispositivi.

Staccarsi dallo schermo almeno un’ora prima di dormire e limitare il controllo compulsivo delle notifiche può migliorare il benessere mentale e la qualità del sonno, aiutando a vivere il presente in modo più consapevole.

Il coaching aziendale sta guadagnando sempre più rilevanza in Italia. Secondo le previsioni di ICF Italia (International Coaching Federation – Capitolo Italiano), entro il 2025 il numero di imprese che adotteranno il coaching crescerà del 47%. Questo approccio non è una semplice formazione, ma un vero e proprio strumento di sviluppo che aiuta manager e imprenditori a migliorare le performance aziendali, favorendo l’innovazione e il benessere organizzativo.

La presidente di ICF Italia, Giulia Astrella, sottolinea l’importanza del coaching come metodo per valorizzare il potenziale individuale e collettivo. Il suo utilizzo consente alle aziende di affrontare le sfide del mercato con maggiore consapevolezza, migliorando leadership e collaborazione interna.

L’Italia è ancora indietro

Per comprendere la diffusione del coaching aziendale, ICF Italia e Format Research hanno condotto un’indagine su un campione di oltre 1.000 aziende italiane. I risultati evidenziano una conoscenza ancora limitata di questo strumento. 

Dai dati emerge che solo il 20% delle imprese ha una conoscenza approfondita del coaching. Il 44% delle aziende intervistate non ha familiarità con questo metodo. A livello globale, il 73% degli intervistati conosce il coaching, il che evidenzia il grande divario con l’Italia.

In molti casi, il coaching è percepito come un semplice strumento motivazionale e non come un elemento strategico per la crescita aziendale. Questo limite ne ostacola la diffusione, ma allo stesso tempo rappresenta un’opportunità per sensibilizzare le imprese sui suoi reali benefici.

I vantaggi per le aziende

Le aziende che hanno già adottato il coaching ne riconoscono l’impatto positivo su diversi aspetti organizzativi. I principali benefici riscontrati, riferisce il report, sono innanzitutto il miglioramento della comunicazione interna (96,4%). Ma ne beneficiano anche il benessere e la coesione aziendale (85,9%).

Nonostante questi plus, esistono ancora delle barriere alla diffusione del coaching in Italia, come la mancanza di tempo per dedicarsi alla formazione, i budget limitati e la difficoltà nel trovare coach qualificati.

Quale futuro?

Nonostante le difficoltà, il coaching aziendale sta attirando sempre più attenzione. Il 34,2% delle imprese prevede di adottarlo nei prossimi due anni, riconoscendone il valore per migliorare performance, leadership e benessere aziendale.

Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2024 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 643,95 euro, vale a dire il 6,19% in più rispetto a dodici mesi prima.
Ma anche il nuovo anno si apre con brutte notizie per gli automobilisti italiani. Considerando i premi medi calcolati sul comparatore Facile.it emerge che le tariffe Rc auto continuano a crescere, con effetti negativi anche sui guidatori virtuosi.

Sono però oltre 585.000 gli automobilisti italiani assicurati che, a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2024, quest’anno vedranno peggiorare la propria classe di merito, con relativo e ulteriore aumento del costo della polizza.

L’1,78% degli automobilisti ha dichiarato un sinistro con colpa

Dall’analisi del comparatore, realizzata su un campione di oltre 955mila preventivi raccolti su Facile.it tra novembre e dicembre 2024, emerge che la quota di guidatori colpiti dai rincari a causa di un sinistro con colpa è pari all’1,78% del totale.

Se, come detto, a livello nazionale la percentuale di automobilisti che nel 2024 hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari all’1,78%, considerando il campione su base regionale emergono differenze significative.
Scorrendo la graduatoria delle aree in cui in percentuale si registra il maggior numero di denunce di incidenti con colpa, al primo posto si posiziona la Toscana, dove il 2,34% degli automobilisti quest’anno vedrà aumentare il premio dell’Rc auto. Seguono i guidatori di Sardegna (2,29%) e Liguria (2,15%).

Percentuali più basse in Basilicata, Calabria, Trentino Alto-Adige

Le percentuali più basse di incidenti con colpa, invece, sono state rilevate in Basilicata (1,26%), Calabria (1,30%) e Trentino-Alto Adige (1,40%).
Se si limita l’analisi alle province italiane, quella con la percentuale più alta di automobilisti che nel 2025 cambieranno classe di merito a causa di un sinistro con colpa è la provincia di Prato (3,35%), seguita da quella di Cagliari (2,85%) e Grosseto (2,64%).

Le ultime nella graduatoria nazionale, con percentuali pari o inferiori all’1%, sono invece le province di Crotone, Ferrara e Rovigo
Dati interessanti emergono poi analizzando il profilo di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito a seguito di un sinistro con colpa. E la percentuale è più altra tra le donne (1,99%) rispetto al campione maschile (1,65%).

Per il 2025 si spera in un contesto economico stabile

“Il rallentamento dell’inflazione e la stabilizzazione dei tassi di sinistrosità stanno sicuramente iniziando ad avere i primi effetti positivi sul fronte dei prezzi RC auto, che nel corso 2024, pur rimanendo elevati, hanno visto rallentare il loro trend di crescita – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it – . Se il contesto economico rimarrà stabile, ci aspettiamo che gli effetti positivi si trasmettano integralmente sul mercato RC auto e che la curva di prezzi possa tornare a stabilizzarsi. In un contesto come questo, confrontare le offerte di diverse compagnie può rivelarsi fondamentale per individuare il prodotto più adatto alle proprie esigenze e risparmiare’’.

Lo rileva  lo studio europeo ‘Holiday Shopping Study 2024’, condotto da ShopFully e Offerista: per gli italiani lo shopping natalizio quest’anno risentirà soprattutto delle preoccupazioni per l’inflazione (73%), l’aumento dei costi energetici (48%) e le difficoltà finanziarie (37%).

Ma nonostante le sfide economiche, il Natale resta un momento di gioia e condivisione per i consumatori, che quest’anno si avvicinano allo shopping con un po’ più di attenzione, trasformando ogni acquisto in un gesto che aggiunge magia alle feste.
Insomma, gli italiani si preparano alla consueta stagione di acquisti natalizi, e malgrado alcune incertezze economiche, conservano il desiderio di celebrare le tradizioni di Natale e fine anno.

In vista dei regali, un quarto dei consumatori ha approfittato del Black Friday

La medesima tendenza si riscontra anche negli altri Stati europei. In Francia e Spagna, ad esempio, l’inflazione preoccupa rispettivamente l’85% e il 76% dei consumatori.

Tuttavia, in questo scenario, europei e italiani non intendono rinunciare ai regali di Natale, e per affrontare gli acquisti con maggiore serenità, oltre 8 italiani su 10 (84%) presteranno particolare attenzione al prezzo.
Inoltre, più di 1 consumatore su 4 (27%) per acquistare i regali di Natale ha approfittato delle offerte del Black Friday.

Cosa si regala? Moda, decorazioni per la casa, cibi e bevande

Nella scelta dei doni il 50% dei consumatori italiani andrà a caccia di prodotti di qualità a prezzi accessibili, e il 34% ricorrerà a sconti e promozioni.
Tra le categorie di acquisto più scelte dagli italiani la moda guadagna il primo posto in classifica, tanto che più di un italiano su 2 (51%), intende acquistare capi d’abbigliamento, oppure scarpe, accessori e articoli sportivi.

Al secondo posto, le decorazioni per la casa, scelte dal 31%, e al terzo i prodotti gastronomici e le bevande (28%).
Appena sotto il podio, gli articoli per lo svago e il tempo libero (28%).

In negozio oppure online? Vince il punto vendita fisico

Per lo shopping natalizio, i negozi fisici continuano a essere il punto di riferimento principale per i consumatori italiani.

Infatti, il 34% degli intervistati prevede di acquistare esclusivamente nei punti vendita fisici, mentre il 54% comprerà sia nei negozi fisici sia negli store online. Un trend simile si registra anche in altri Paesi europei, dove il 49% degli spagnoli e il 47% dei francesi acquisterà unicamente negli store fisici.

In Italia si contano 8,8 milioni di ‘cuori solitari’, persone che vivono sole e si trovano ad affrontare un costo della vita quasi doppio (+80%) rispetto a quello sostenuto da una famiglia composta da tre persone per ogni singolo membro.
Il dato emerge da un’analisi Coldiretti su dati Istat, diffusa alla vigilia del Single’s Day 2024.

Il Single’s Day è la giornata internazionale dedicata ai single, che si celebra ogni anno l’11 novembre. La ricorrenza, nata in Cina, è ormai diffusa in tutto il mondo, ed è simbolicamente fissata proprio l’11/11, dove l’1 rappresenta il ‘cuore solitario’.

A tavola la spesa cresce del 53%

“Il gap economico si riscontra praticamente in tutti i settori – commenta Coldiretti -. La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 337 euro al mese, il 53% superiore alla spesa media di ogni componente di una famiglia tipo di 3 persone, che è pari a 220 euro. I motivi della maggiore incidenza della spesa a tavola – continua la Coldiretti – sono certamente da ricercare nella necessità di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati, che comunque anche quando sono disponibili risultano molto più cari di quelli tradizionali”.

I cuori solitari sprecano più cibo?

“Collegato a questo aspetto è anche l’elevata presenza di sprechi, ma a rendere più salato il conto è pure la tendenza, specie delle fasce più giovani e con meno tempo a disposizione a causa del lavoro, ad acquistare piatti pronti e ultra-trasformati, che costano di più. Ciò causa un duplice danno, al portafoglio e alla salute – aggiunge l’associazione -. Se si guarda all’abitazione e alle bollette per le persone sole, poi, l’aumento di costi è più del doppio, il 156%, rispetto alla media pro capite di una famiglia tipo di tre persone”.

Un divario che si riflette su tutti gli aspetti della quotidianità

“D’altra parte gli appartamenti e le case più piccole hanno prezzi più elevati al metro quadro sia in caso di acquisto sia di affitto, e usare l’automobile da soli costa di più come pure riscaldare un appartamento. Tuttavia, questo divario si riflette anche su altri aspetti della vita quotidiana, con rincari significativi nella salute (+87%) e nei trasporti (+16%). Ma la scelta di vivere da soli – conclude la Coldiretti – non è sempre volontaria. Spesso è una conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, con un numero crescente di anziani che si ritrovano soli in casa, e fanno fatica a far fronte alle spese di ogni mese”.

È sfaccettato, e va oltre gli stereotipi dell’ageismo, il racconto del consumer journey delle diverse generazioni di italiani che emerge dall’edizione 2024 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy.

La ricerca, condotta da Metrica Ricerche, indaga il comportamento e il processo di acquisto di Baby Boomer (nati tra 1946-1964), Generazione X (1965-1980), Millennial (1981-1996) e Generazione Z (dopo il 1997) in otto categorie di prodotti.
E se in fase di pre-acquisto il 71,8% della GenZ e il 72,9% dei Millennial si informa online prima di fare shopping, la percentuale scende per Generazione X (51,7%) e Boomer (54,1%), che preferiscono comprare d’impulso.

I Boomer guardano le vetrine prima di scegliere

La GenZ è quella che più altre si affida al consiglio di amici (37,2%) o recensioni online (32,1%), mentre i Millennial entrano in più punti vendita per visionare il prodotto a cui sono interessati (37,7%) o quello individuato online (48,3%).

Ma a metter piede in negozio per dare un’occhiata sono i Boomer, la generazione con la maggior incidenza di frequentatori di punti vendita fisici (62,2%).
Quando poi si tratta di fare acquisti, il negozio fisico rimane sempre un importante punto di riferimento. Se però da un lato i Boomer dichiarano di preferire acquistare in negozio poiché permette di vedere direttamente il prodotto d’interesse, la GenZ è quella che fa shopping online più frequentemente, rivolgendosi a siti specializzati o direttamente dall’azienda produttrice.

Nella scelta del contesto in cui comprare entrano in gioco diversi elementi 

La possibilità offerta dai centri commerciali di poter scegliere tra diversi negozi, insegne e tipologie, risulta particolarmente rilevante per le generazioni più giovani, mentre l’ampiezza dell’assortimento conquista soprattutto i Boomer. Questi ultimi sono anche gli shopper che apprezzano maggiormente i negozi situati nei centro città.
Quanto agli acquisti online, la possibilità di trovare offerte e prezzi scontati li rende interessanti agli shopper di ogni età.

Di suo la Generazione X apprezza l’ampiezza dell’assortimento disponibile online e il risparmio di tempo rispetto agli acquisti nei negozi fisici. Invece la GenZ è più sensibile alla comodità di poter acquistare collegandosi da qualsiasi luogo.

Con l’avvento del web il ciclo di vita di un acquisto non termina in cassa

Il ciclo di vita di un acquisto non termina con il pagamento, ma continua con la condivisione dei commenti sull’esperienza, caratteristiche e performance del prodotto.
A spesa fatta, la ricerca online di commenti di altri acquirenti risulta comune a tutte le generazioni (circa 2 consumatori su 3), ma sono soprattutto le due generazioni più giovani ad aver intensificato questo comportamento nel post pandemia.

Anche nella scrittura di recensioni i comportamenti variano nelle differenti fasce di età. Generazione X e Boomer dichiarano di scrivere recensioni sia positive sia negative, i Millennial tendono di più a lasciare recensioni positive per consigliare i prodotti, mentre la Generazione Z è in media più propensa a scrivere recensioni negative per aiutare altri a evitare gli stessi errori.

Secondo i dati dell’indagine Unioncamere-InfoCamere, basata sul Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, al termine del 2023 erano 7.244 le imprese registrate nel settore della gestione di stabilimenti balneari, contro le 7.173 del dicembre 2021 (+1%).
Come negli anni precedenti, anche all’inizio della stagione estiva 2024 gli stabilimenti balneari si sono presentati al via sempre più numerosi, mettendo a segno dal 2011 una crescita complessiva del 26,4%, pari a più del 2% l’anno.

La riviera romagnola si conferma al vertice dell’offerta per numero di realtà, segnalando ormai una saturazione delle possibilità di accoglienza.
Ma a crescere sono un po’ tutte le altre coste dello Stivale, con la Calabria in testa (+358 imprese nel periodo) seguita da Campania (+188) e Sicilia (+180).

La Romagna è il cuore pulsante delle coste tricolori

La costa romagnola è quella che ospita il maggior numero di imprese balneari, con 1.052 realtà che insieme rappresentano il 14,5% del totale nazionale. Ravenna (186), Rimini (154) e Cervia (150) guidano la classifica per numerosità. Questi comuni, insieme a Riccione e Cesenatico, formano un quintetto d’oro che contribuisce a rendere la Romagna il cuore pulsante delle nostre coste.

La Toscana segue a ruota in termini assoluti, con Camaiore che presidia la classifica della densità di imprese per chilometro di costa: 92 lungo solo 3 km di litorale, pari a una media di 30 attività per chilometro.
Al secondo posto, Pietrasanta, un’altra perla del litorale tirrenico, con una densità di 22,3 imprese per chilometro.

Il forte dinamismo delle regioni del Sud

A chiudere il podio delle regioni con il maggior numero di imprese balneari, la Liguria (797), meta storica del turismo estivo per i residenti del Nord, ma apprezzata anche da tanti altri visitatori.

Se dai numeri assoluti si passa a osservare la dinamica della crescita, i dodici anni trascorsi mettono in evidenza il forte dinamismo delle regioni del Sud. Dal 2011 a oggi la Sardegna ha triplicato le imprese balneari, e brilla con una crescita eccezionale del 190%, mentre la Calabria ha visto più che raddoppiare le attività balneari con sede legale nel suo territorio, con un aumento del 110,4%.
Anche in Sicilia (+75,4%), Puglia (+52,5%) e Campania (+36,9%) fioriscono le imprese, che contribuiscono a rendere il Sud un polo sempre più attrattivo.

Un’industria “rosa” e a conduzione familiare

Le imprese balneari italiane sono spesso a conduzione familiare. Le società di persone rappresentano il 42% delle imprese, mentre la crescita delle società di capitale (31%), indica un settore sempre più professionalizzato.

L’industria balneare si rivela una concreta opportunità di sviluppo per l’imprenditoria femminile.
Oltre il 25% delle imprese balneari, contro la media del 22% degli altri settori economici, è infatti guidato da donne, con Basilicata (33,3%) e Calabria (30,9%) al vertice dell’incidenza di imprese rosa sul totale.

Rispetto alle tre categorie di prodotti venduti in farmacia, farmaci da banco, integratori/vitamine, prodotti per la salute, sono ancora pochi gli italiani che cercano online i primi, per i quali spesso preferiscono ricevere il consiglio del farmacista e il parere del medico.
Più numerose sono le ricerche online di integratori, vitamine e prodotti per la cura e il benessere quotidiano. 

Secondo l’Osservatorio realizzato da Trovaprezzi.it, l’interesse maggiore per tutte le tre categorie è stato registrato all’inizio del 2023.
Nel corso dei mesi successivi il trend è cambiato, soprattutto per i farmaci da banco, mentre per gli integratori il picco di ricerche ha coinciso con l’arrivo dell’autunno, per poi risalire nuovamente a marzo 2024.

L’identikit di chi compra 

Chi negli ultimi mesi ha cercato online farmaci, integratori e prodotti per la salute ha un profilo attento e consapevole nell’utilizzo dei canali digitali. La maggior parte ha un’età compresa tra 25-34 anni e 35-44 anni (46,3% farmaci da banco, 45,6% integratori, 46,7% prodotti per la salute).

Gli under25 mostrano più interesse per integratori e vitamine (13,4% delle ricerche in categoria), mentre gli over65 sono più attivi nella ricerca di farmaci da banco (10,2%). 
Le donne, in generale, risultano più interessate degli uomini (54,5% integratori, 54,1% prodotti salute, 53% farmaci), mentre a livello geografico le regioni più attive sono Lombardia, Lazio e Campania, che complessivamente raggiungono la metà delle ricerche. 

Una ricerca consapevole e sicura 

Quanto è sicuro acquistare online i farmaci? “Il consumatore è tutelato se acquista tramite siti autorizzati dal Ministero della Salute – spiega la professoressa Francesca Selmin, docente di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica all’Università Statale di Milano -. Chiaramente, il servizio che offre e il consiglio del farmacista dietro al banco è insostituibile, ma per alcune categorie di prodotti, come gli integratori, l’online è decisamente funzionale, soprattutto fra gli under45”. 

I farmaci da banco più cercati sono quelli per la tosse e i sintomi influenzali: siamo sicuri che non sia necessario passare dal medico? “Rispetto ai farmaci, quelli più cercati sono prodotti senza obbligo di ricetta medica che tradizionalmente sono reperibili nelle farmacie e parafarmacie distribuite sul territorio – aggiunge Selmin -. La vendita online di tutti i medicinali che richiedono ricetta medica è tassativamente proibita”. 

Una visione olistica 

Il medico di base è bene che conosca tutti gli integratori e i farmaci che un paziente assume. “Se usati secondo le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo o sulla confezione, tali prodotti sono sicuri – precisa Selmin -, ma in alcune situazioni si possono verificare interazioni con medicinali che un soggetto sta assumendo o con altre terapie in corso. Nel foglietto illustrativo dei medicinali sono descritte le interazioni cui prestare attenzione, non solo con altri medicinali, ma anche con integratori e alimenti”.

Non ci sono sostanze che fanno male in assoluto, ma è necessaria una visione olistica per un’assunzione consapevole. 

Tra i temi più dibattuti del momento c’è sicuramente quello dell’Intelligenza Artificiale. Ma non solo: tutto il mondo dell’online – compresi i Social Network – sono sempre motivo di discussione. Ma quanto ne sanno in merito i nostri connazionali? E cosa ne pensano? A questi quesiti ha cercato di rispondere il 36 Rapporto Italia di Eurispes, che all’argomento ha dedicato un’apposita sezione.

Meno del 34% ha un’idea dell’AI

Attraverso una serie di domande mirate, è stato possibile delineare un’immagine delle opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale (AI) e sui Social Network, ottenendo una panoramica chiara sul grado di informazione (decisamente scarso) e sulla percezione dei rischi associati a queste tecnologie. Solo il 33,9% degli italiani ha una vaga idea di che cosa sia l’Intelligenza Artificiale, mentre una quota simile afferma di non saperne nulla (31,9%). Fra i più informati, il 25% dichiara di saperne abbastanza, mentre solo uno su dieci afferma di essere molto informato sull’argomento (9,2%).

Utilizzo e percezione dell’AI

La maggioranza di chi ha dichiarato di conoscere in qualche misura l’Intelligenza Artificiale, afferma però di non averla mai provata (53,9%). Nonostante questo, il giudizio sull’AI è generalmente positivo (65,8%). La maggioranza degli intervistati ritiene che sia una tecnologia controllabile (54,1%) anche se pericolosa (57,4%) e che si sostituirà all’uomo (54,2%). Meno condivisa è l’opinione che ci pentiremo di averla creata (47,6%).

Chi ha provato ad utilizzare l’AI, lo ha fatto principalmente per curiosità (72,4%) e per motivi di svago o gioco (63,7%). Inoltre, il 46% l’ha utilizzata per lavoro e il 41,5% per motivi di studio.

Negativo il giudizio sui Social 

I giudizi sui Social Network sono invece severi: il 78,3% degli intervistati ritiene che favoriscano la diffusione di fake news, il 73,3% crede che alimentino il cyberbullismo, e il 72,3% pensa che diffondano modelli di comportamento sbagliati. Inoltre, il 69,5% sostiene che i social favoriscano l’espressione dell’aggressività e della violenza verbale, e il 66,1% è convinto che danneggino la vita sociale.

Quando i Social fanno male

Circa un intervistato su cinque è stato vittima di aggressività o ingiurie sui Social Network o in Rete (21,3%) e di truffe informatiche (20,7%). Il 18% ha visto violata la propria privacy, mentre il 17,7% è stato ingannato da falsa identità. Il 14,9% ha subìto il furto di identità, il 14% è stato vittima di cyber stalking e l’8,1% ha subito il revenge porn.

Per concludere

Questi dati mostrano come la percezione e l’esperienza degli italiani riguardo all’Intelligenza Artificiale e ai Social Network siano contrastanti. Da un lato, l’AI suscita curiosità e interesse, ma anche preoccupazioni per i potenziali pericoli. Dall’altro, i Social Network sono visti con crescente diffidenza, associati a vari rischi e problematiche sociali.