Mai senza super offerte: gli italiani non sono disposti a rinunciare alle promozioni di fine novembre, in occasione dell’ormai tradizionale Venerdì Nero. Durante l’ultimo Black Friday e complessivamente nei mesi di ottobre e novembre 2024, fino al Cyber Monday, si è infatti registrato un incremento significativo nella domanda di credito al consumo da parte delle famiglie, pari al +7% rispetto alla media di ottobre dell’anno precedente.

Tra le tipologie di finanziamento, spiccano le richieste di soluzioni come il Buy Now Pay Later (+59%) e gli affidamenti revolving (+54%). Il trend è stato favorito dall’anticipo e dall’estensione del periodo delle offerte commerciali, con una crescita della domanda già evidente a metà novembre.

Un fenomeno sempre più esteso
Un’indagine condotta da CRIF su oltre 2 milioni di richieste di prestiti personali, prestiti finalizzati, affidamenti revolving e Buy Now Pay Later ha evidenziato l’effetto trainante delle promozioni commerciali su questi strumenti. Lo studio ha posto particolare attenzione al periodo del Black Friday e del Cyber Monday.

Secondo Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “le promozioni tipiche di questo periodo, unite alla crescente diffusione dei finanziamenti digitali e delle formule innovative come il Buy Now Pay Later, hanno sostenuto la domanda di credito. Questo dato è incoraggiante per l’economia italiana, soprattutto in un contesto di inflazione in calo e tassi di interesse più favorevoli, che rafforzano la fiducia delle famiglie nella propria capacità di spesa”.

Importi medi, tipologia di richieste e tendenze
Nel fine settimana del Black Friday, gli importi medi richiesti per il credito al consumo si sono rivelati inferiori rispetto alle settimane precedenti. Questo è legato principalmente al diverso mix di prodotti, orientato verso strumenti innovativi e di basso valore unitario, come il Buy Now Pay Later.

La maggior parte delle richieste di credito al consumo durante il periodo del Black Friday proviene dalla Generazione X e dai Millennials. Tuttavia, il Buy Now Pay Later è particolarmente apprezzato dalla GenZ, che rappresenta oltre il 20% delle richieste per questa tipologia di finanziamento. Nei prestiti tradizionali, i Baby Boomers mantengono invece una quota significativa del totale. I dati dimostrano che le famiglie italiane sono sempre più orientate verso strumenti finanziari flessibili e innovativi per sostenere i consumi.

Fondazione Onda ETS, insieme all’Istituto Superiore di Sanità e altre istituzioni sanitarie italiane, ha lanciato un appello per promuovere un approccio di genere nell’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) in medicina.

Le disuguaglianze di genere, infatti, possono essere amplificate dall’IA quando questa è addestrata su dati che rappresentano in modo squilibrato i generi, rischiando di penalizzare le donne in ambiti critici come diagnosi, trattamenti farmacologici e riconoscimento di immagini diagnostiche.

Opportunità e rischi dell’Intelligenza Artificiale nella cura

Nel corso dell’VIII Congresso di Fondazione Onda, svoltosi a settembre, è emerso come l’IA possa potenzialmente trasformare la medicina, offrendo nuovi strumenti per diagnosi e trattamenti. Tuttavia, senza un’adeguata regolamentazione, l’IA potrebbe consolidare le disparità di genere già presenti.

Una ricerca Elma Research mostra come il 52% dei medici italiani esprima preoccupazioni etiche e di trasparenza legate all’IA, evidenziando la necessità di strumenti certificati che tutelino privacy e sicurezza.

La necessità di regole chiare

La Presidente di Fondazione Onda ETS, Francesca Merzagora, sottolinea l’importanza di stabilire parametri di genere nell’IA per evitare che una parte della popolazione riceva cure meno efficaci. “L’IA, sebbene cruciale per la ricerca, può accentuare disuguaglianze di genere nella salute, con gravi conseguenze sociali e cliniche,” afferma Merzagora, ribadendo l’urgenza di introdurre paletti normativi.

Servono dati realmente “inclusivi”  

Elena Ortona, Direttrice del Centro per la Medicina di Genere, spiega che un’IA realmente efficace deve basarsi su dati che rappresentino equamente entrambi i generi. “La ricerca medica attuale è ancora troppo centrata su parametri maschili. Per garantire un’assistenza sanitaria completa, è essenziale che l’IA incorpori dati più rappresentativi delle differenze biologiche di genere,” aggiunge.

Iniziative per una sanità “giusta”

Anna Maria Moretti, Presidente del GISeG, sottolinea l’importanza di criteri normativi specifici per la salute di genere, considerando anche i fattori sociali e ambientali che influenzano il benessere. Introdurre parametri di genere nell’IA permette una medicina più inclusiva, personalizzata e rispettosa delle diversità, elemento cruciale per la qualità assistenziale.

Le prospettive per il futuro

Maria Grazia Modena, del Centro P.A.S.C.I.A., sostiene che solo un approccio consapevole e regolamentato all’IA potrà evitare che le disparità di genere peggiorino ulteriormente. “Assicurando una progettazione dell’IA che rifletta le diversità di genere, garantiamo diagnosi e trattamenti migliori e più equi per tutte le persone, indipendentemente dal loro sesso,” conclude.

Secondo un’analisi basata sui dati raccolti dall’app nPerf tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2024, l’Italia registra una velocità media di connessione mobile inferiore rispetto a quella dei Paesi confinanti. Lo studio ha preso in esame 387.515 test effettuati in Italia tramite l’app, disponibile su Android e iOS, mentre negli altri Paesi (Francia, Austria, Svizzera, Croazia e Slovenia) sono stati analizzati 1.232.536 test.

Il confronto tra il nostro Paese e quelli vicini

L’Italia, con una velocità media di 82 Mb/s, si colloca all’ultimo posto tra i Paesi considerati. La Svizzera guida la classifica con una velocità di 139 Mb/s, seguita a stretto giro dall’Austria (138 Mb/s). In terza posizione troviamo la Francia con 113 Mb/s, seguita dalla Slovenia (112 Mb/s) e dalla Croazia (106 Mb/s).

Gli operatori italiani inclusi nell’analisi sono TIM, Fastweb, WindTre e Vodafone. La velocità media riportata combina i risultati delle reti 3G, 4G e 5G. Per confronto, in Austria gli operatori principali sono Drei, Magenta e A1, mentre in Svizzera troviamo Salt, Swisscom e Sunrise. In Francia sono stati considerati Orange, Bouygues, Free e SFR, e nei Paesi balcanici figurano Hrvatski Telekom, Tele2, A1 in Croazia, e Telemach, Telekom, T-2 e A1 in Slovenia.

Lo smartphone più performante 

Tra i dispositivi analizzati, il Vivo V21 5G si è distinto come lo smartphone più performante in Italia, raggiungendo una velocità media di 327 Mb/s. Questo risultato è particolarmente interessante, perché dimostra come l’hardware del dispositivo possa influire sulle prestazioni della connessione.

L’importanza di connessioni veloci

Una velocità di download elevata incide direttamente sulla qualità dell’esperienza digitale quotidiana. Ecco alcuni dei principali benefici:

  • Navigazione fluida: pagine web e applicazioni si caricano rapidamente, migliorando l’esperienza utente.
  • Streaming senza interruzioni: una buona velocità garantisce la visione di video e l’ascolto di musica senza buffering.
  • Download rapidi: consente di scaricare applicazioni, aggiornamenti e file di grandi dimensioni in poco tempo.
  • Videoconferenze di qualità: migliora la qualità audio e video durante le riunioni online, riducendo ritardi e interruzioni.

Conclusione

Una connessione mobile rapida non è solo una questione di comodità, ma anche di produttività e qualità dell’esperienza digitale. Migliorare la velocità di download è fondamentale per consentire agli utenti di sfruttare al meglio le tecnologie digitali moderne.
In questo contesto, l’Italia può trarre ispirazione dai Paesi vicini per potenziare le proprie reti e offrire servizi più competitivi.

Tornare a una routine scandita e frenetica, alle responsabilità, le preoccupazioni e i doveri connessi al proprio impiego dopo la pausa estiva può essere stressante. Insomma, tanti professionisti vivono con ansia il rientro dalle ferie estive.

Lo ha scoperto un’indagine di The Adecco Group: 7 lavoratori su 10 soffrono della sindrome del Post-Vacation Blues a causa dell’ambiente lavorativo. In particolare, il 32% sperimenta questo disagio per l’eccessivo carico di lavoro al rientro, il 26% perché insoddisfatto del proprio lavoro, mentre il 12% riceve troppe pressioni dal ‘capo’.
Questa condizione psico-fisica, secondo gli esperti, può provocare, nella maggior parte dei casi, la perdita di motivazione, insoddisfazione ed affaticamento legato al proprio impiego.

Pianificare micro-pause e attività gratificanti

Al fine di alleviare questo disturbo, The Adecco Group propone una lista di suggerimenti per prepararsi al meglio a rientrare in ufficio.
Dopo una vacanza, il ritorno a un carico di lavoro pesante può sembrare opprimente. Ma introducendo micro-pause nella giornata lavorativa si spezza il ritmo, e bastano anche brevi momenti di recupero, come una passeggiata o una pausa caffè, a dare beneficio a livello mentale.

Pianificare anche piccole attività gratificanti post lavoro durante la settimana per avere qualcosa di piacevole a cui pensare (uscite serali, hobby, sport) aiuta a ridurre il senso di monotonia e a mantenere un equilibrio tra dovere e piacere.

Scomporre il lavoro e rivalutare le priorità lavorative e personali

Quando il carico di lavoro sembra troppo grande, provare a spezzarlo in task più piccoli e gestibili può ridurre l’ansia e la sensazione di sopraffazione. Concentrarsi su una cosa alla volta, e celebrare ogni piccola vittoria e task completato, è un approccio che non solo migliora la produttività, ma dà un senso di controllo su ciò che si deve affrontare, riducendo lo stress legato al sovraccarico.

L’insoddisfazione lavorativa potrebbe derivare dal fatto che ciò che si fa non è allineato con i valori o obiettivi personali. Forse sarebbe necessario prendersi del tempo per riflettere su ciò che si vuole davvero dal lavoro, e dalla vita.

Impostare un dialogo aperto con il capo

Se non ci sono soluzioni immediate, si può comunque iniziare a pianificare a lungo termine eventuali cambiamenti di carriera o strategie per migliorare la soddisfazione personale.
e se le pressioni da parte del proprio responsabile possono alimentare sensazioni di ansia, è importante avere il coraggio di comunicare in modo assertivo i propri limiti, senza paura di sembrare poco collaborativi.

Provare a discutere in modo chiaro e rispettoso delle priorità e del carico di lavoro, suggerendo possibili soluzioni o miglioramenti, stabilisce confini e protegge la salute mentale, prevenendo lo stress eccessivo.

Con l’aumento delle interazioni online e l’espansione delle presenze digitali le preoccupazioni legate alla privacy, all’eredità digitale e all’uso etico delle identità diventano sempre più rilevanti. Basti pensare che tra luglio 2023 e luglio 2024 sono state create 282 milioni di nuove identità digitali, e secondo i dati del Digital 2024 Global Overview Report di Kepios, il 95% degli utenti Internet utilizza i social media ogni mese.

In Italia, poi, più della metà dei consumatori ritiene che le identità dei defunti siano vulnerabili al furto. E se molti italiani ritengono accettabile ricreare la propria presenza online utilizzando l’AI, altri sono contrari, evidenziando le preoccupazioni legate alla privacy e al rispetto nel mondo digitale.
È quanto emerge dallo studio di Kaspersky, dal titolo ‘Entusiasmo, superstizione e grande insicurezza. Come gli utenti di tutto il mondo si confrontano con l’universo digitale’.

I defunti hanno diritto alla privacy. O no? 

La maggioranza dei consumatori italiani (55%) percepisce le identità dei defunti particolarmente a rischio di furto, soprattutto perché spesso non c’è più nessuno che monitori le informazioni pubblicate online. Ma la stessa percentuale di italiani ritiene ammissibile ricreare la presenza online di persone decedute tramite l’AI, e il 28% degli intervistati considera accettabile creare un’identità digitale di una persona non più in vita attraverso foto, video o altri ricordi, mentre il 45% non è d’accordo.

La soluzione è il testamento virtuale

È interessante notare che in Italia la maggior parte degli utenti (68%) crede che vedere immagini o storie di persone decedute possa turbare chi era vicino a loro. Tuttavia, il 29% pensa che non ci sia un limite di tempo per raccogliere tutte le immagini, i video o le registrazioni vocali mai pubblicate online relative a una persona specifica.

Considerando che probabilmente l’unico modo per controllare la propria ‘presenza digitale’ dopo la morte sarebbe quello di includere istruzioni nel testamento, il 66% degli italiani concorda sul fatto che chiunque abbia account online dovrebbe specificare cosa fare dei propri dati e profili social.

I social e i furti d’identità

“Il problema della gestione della propria presenza digitale è spesso trascurato nelle attività online quotidiane – commenta Anna Larkina, Web Content Analysis Expert di Kaspersky. -. Tuttavia, i risultati del sondaggio sottolineano un punto critico: un numero significativo di intervistati è consapevole del fatto che le identità rubate possono causare immensi problemi personali agli utenti o ai loro cari. Alla luce di questi rischi, è prudente adottare misure proattive per migliorare la privacy e salvaguardare le identità digitali. Così facendo, gli utenti possono assicurarsi che la loro presenza online rimanga sicura e rispettabile, in ogni caso”.

I canali online, che prevedono anche servizi di consegna come home delivery e punti di ritiro, possono ridurre fino a 10 volte le emissioni rispetto allo shopping offline. 
L’impatto ambientale degli acquisti online è nettamente inferiore a quello degli acquisti nei negozi fisici, dove lo spostamento del cliente per raggiungere il punto vendita e il mantenimento del negozio generano oltre il 90% delle totale delle emissioni di CO2, per una produzione massima di 2,59kg di CO2 per pacco.

Questo, nonostante le rilevazioni per entrambi i canali siano determinate da variabili quali densità di consegna, soste dei mezzi e modalità con cui il cliente si reca al punto di ritiro o al locker.
Lo ha scoperto il report ‘L’impatto ambientale delle consegne e-commerce’, condotta da Netcomm insieme al Gruppo di ricerca B2c Logistics Center del Politecnico di Milano.

L’impatto ambientale dipende anche dai settori 

Nel mondo dell’editoria, ad esempio, il risultato emerge anche dove l’impatto del viaggio del cliente che si reca a piedi in un negozio è nullo. A Milano, in questo caso, le emissioni del processo di vendita offline sono circa 5 volte quelle dell’home delivery. Nella casistica meno sostenibile, che vede il cliente recarsi al negozio con un viaggio in auto, le emissioni per pacco a Milano raggiungono 2,81 kgCo2e contro i 0,22kgCo2e dell’home delivery,

Per il settore dell’elettronica, tuttavia, la differenza tra i due canali è leggermente inferiore. Anche per il Fashion i risultati si mantengono coerenti con i precedenti, anche se nel processo dell’home delivery si osserva un’incidenza dell’impatto dell’acquisto online più elevata rispetto agli altri settori, dovuta al maggiore tasso di reso (8% per acquisti offline, 30% per l’e-commerce).

La consegna presso i punti di ritiro è la più virtuosa

“Anche nell’ambito della logistica, l’e-commerce si conferma un driver per l’evoluzione delle imprese del nostro Paese verso un futuro più sostenibile – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. Dalla ricerca emerge inoltre che la consegna tramite i punti di ritiro è il metodo più virtuoso in ottica di sostenibilità, grazie alla capacità di ridurre la Carbon Footprint fino a 10 volte rispetto al canale offline e fino a tre volte rispetto all’home delivery per tutti i settori merceologici analizzati. Il punto di ritiro non si limita a favorire l’acquisto tramite il canale online, ma incrementa la possibilità di svolgere acquisti offline in modo virtuoso, ottimizzando gli spostamenti verso il punto di ritiro per acquistare prodotti in loco”.

Home Delivery: il problema è il trasporto last-mile

Nel processo dell’home delivery, per tutti i settori merceologici, il contributo principale in termini di emissioni è del trasporto last-mile, che costituisce più del 50% del totale delle emissioni in tutte le aree urbane esaminate, seguito dal packaging (dal 7% al 25%).

In questo caso, l’incremento nelle zone rurali è legato alla riduzione della densità di consegna, che impatta inevitabilmente sulle emissioni del trasporto last-mile.
Nei settori dell’elettronica e del Fashion si nota un’incidenza maggiore del processo di reso negli acquisti online in termini di emissioni, dovuta ancora una volta al maggiore tasso di restituzioni che caratterizza questi settori merceologici.

Il treno si conferma il mezzo di trasporto preferito dagli italiani per le vacanze estive, scelto dal 29% degli intervistati da un sondaggio commissionato da Trainline all’Istituto di ricerca Human Highway. Ed è la GenZ la generazione più incline a preferire il treno, con il 45% che lo sceglie per i propri spostamenti.

Questo mezzo trasmette rilassatezza, propositività e serenità, all’andata come al ritorno, favorendo un viaggio piacevole e senza stress.
Il viaggio, per gli italiani, è un’esperienza emotiva ricca e complessa, che passa per la tecnologia. Ma quali sono le emozioni provate dagli italiani prima, durante e dopo il viaggio?

Fase pianificazione: GenZ la più ansiosa

La fase di pianificazione del viaggio è un momento di grande importanza, con quattro persone su cinque che vi si dedicano con meticolosità.
Coinvolgere gli altri partecipanti nella scelta delle destinazioni e delle tappe è comune, con il 65,7% che lo fa regolarmente.

Questa fase non è però priva di ansie. Il 58,3% degli intervistati prova emozioni contrastanti, tra cui indecisione (32,1%), preoccupazione (18,7%) e stress (18,1%). La GenZ emerge come la più emotiva, con un alto grado di ansia anticipatoria, ma allo stesso tempo, anche di euforia ed energia.

Durante il viaggio, le emozioni negative tendono ad attenuarsi

Durante il viaggio, il 90% deil campione si sente al massimo delle proprie capacità, è metà intervistati provano solo emozioni positive, energia e apertura alle novità.

La GenZ, in particolare, manifesta una forte necessità di rimanere connessa e non perdere nessun evento, uno stato d’animo che in gergo si chiama FOMO, o ‘fear of missing out’. L’81,7% del campione dichiara infatti di avere il timore di perdersi eventi mentre è via, e ben il 90,1% afferma di voler essere sempre connesso.
I più adulti, invece, appaiono più sereni e rilassati, dimostrando un’apertura al nuovo e una capacità di godere pienamente dell’esperienza.

Il ritorno dal viaggio è caratterizzato da una combinazione di emozioni

Quando poi il viaggio è finito, il 70% degli intervistati è contento di ritornare alla routine quotidiana, mentre il 63,9% non vede l’ora di ricongiungersi con amici e famiglia.
Tuttavia, riporta Adnkronosoltre la metà prova ansia e fatica a mantenere i benefici del viaggio, con il 49,9% stressato all’idea di disfare le valigie.

Le emozioni positive includono appagamento, relax e serenità, mentre nostalgia e stanchezza sono comuni tra le sensazioni negative.
Ma niente paura: Trainline ha pubblicato una playlist pensata per mantenere la positività del viaggio anche una volta tornati a casa.

Secondo l’Osservatorio Cyber di CRIF nel 2023 aumentano le credenziali di account compromessi combinati ad altri dati preziosi per gli hacker. Si stima che i dati in circolazione nel dark web, o accessibili su piattaforme di messaggistica, siano oltre 7,5 miliardi a livello globale, +44,8% rispetto al 2022, e siano 1.801.921 le segnalazioni (+15,9%).

L’indirizzo e-mail è un dato prezioso, perché consente di accedere a diversi servizi. Infatti, risulta spesso in combinazione con la password nel 94,4% dei casi, esponendo la vittima a ricevere messaggi fraudolenti più accurati e credibili, come quelli di finti pagamenti da autorizzare o account bloccati. Questi messaggi di phishing contengono link malevoli che inducono la vittima a cliccare e fornire ulteriori dati ai frodatori.

In Italia +13,9% utenti allertati

Le attività di monitoraggio e contrasto degli hacker continuano ad avere una grande rilevanza anche nel nostro Paese, dove si registra un numero di consumatori allertati sul dark web in crescita del +13,9%.

Infatti, in Italia, dove il 51,7% degli utenti ha ricevuto almeno un alert nel 2023, si rileva, in particolare, un aumento delle segnalazioni inviate relativamente a furto di dati monitorati sul dark web.
In questo caso, gli utenti allertati sono il 77,5%, mentre il 22,5% è la quota degli utenti allertati per dati rilevati sul web pubblico.

I dati più rubati sul web pubblico 

Sempre in Italia, i tipi di dati più frequentemente rilevati sull’open web, quindi pubblicamente accessibili da chiunque sulla rete, sono stati il codice fiscale (57,5% dei dati rilevati) e l’e-mail (30,1%), seguiti a distanza dal numero di telefono (8,2%).

Tra le caratteristiche degli utenti privati italiani che sono stati avvisati, le fasce di età maggiormente coinvolte sono quelle degli over 60 (26,5%) e dei 51-60enni (25,8%), seguite dagli 41-50enni (25,3%).
Le regioni in cui vengono allertate più persone sono invece Lazio (19,6%), Lombardia (13,6%) e Sicilia (8,4%).

Su Gmail, Yahoo e Hotmail gli account più compromessi 

A livello globale, la classifica degli account e-mail più rilevati sul dark web vede nelle prime 3 posizioni Gmail, Yahoo e Hotmail.
La maggior parte degli account violati sono riferibili a siti di intrattenimento (56,6%), seguiti da e-commerce (16,4%) e social media (11,9%).

Il rischio di furto di tali dati può portare a conseguenze economiche dirette per le vittime. Al quarto e quinto posto si collocano il furto degli account di forum e siti web di servizi a pagamento (6,2%) e finanziari (4,8%), come quelli bancari.
Relativamente alle carte di credito, oltre al numero della carta, molto frequentemente sono presenti nel dark web anche cvv e data di scadenza (96,9% dei casi). E tra i continenti più soggetti a questo scambio illecito di dati, il Nord America è in cima alla classifica (54,5% del volume totale), seguito dall’Europa (23,8%). Tra i paesi più soggetti a scambio di dati di carte di credito, l’Italia è al 16° posto.

Il Digital Markets Act (DMA), la legge europea sul mercato digitale è attiva dal 7 marzo, e mira a garantire maggiore trasparenza e interoperabilità tra le piattaforme, incidendo su come i consumatori scaricano applicazioni, cercano informazioni online e comunicano tra diverse applicazioni. Inoltre, ha lo scopo di introdurre maggiori responsabilità per le grandi piattaforme online, come Apple, Google, Meta e Amazon.
Il DMA e la legge sui servizi digitali (DSA) costituiscono un insieme di norme che si applicano in tutta l’Unione. 

Obiettivi principali delle due normative sono creare uno spazio digitale più sicuro, in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali, e creare condizioni di parità per promuovere l’innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo sia a livello globale.

Obiettivo: prevenire la formazione di ecosistemi chiusi e garantire maggiore competizione

Insieme al Digital Service Act (DSA), il DMA forma una riforma complessiva del settore digitale in Europa, con l’obiettivo di prevenire la formazione di ecosistemi chiusi che limitano la concorrenza e i diritti dei consumatori.

In particolare, si vuole dare agli utenti la libertà di utilizzare i propri dispositivi, come gli smartphone, senza restrizioni imposte dai produttori.
Questo cambiamento normativo promette una maggiore competizione nel mercato digitale, favorendo l’ingresso di nuovi operatori e offrendo agli utenti una maggiore varietà di servizi internet

Cambiano le regole per l’uso di oltre 20 servizi digitali

Diverse regole per l’uso di oltre 20 tra i principali servizi digitali cambieranno, influenzando sistemi operativi, app di messaggistica, piattaforme di social media e motori di ricerca. Gli utenti non saranno più vincolati alle impostazioni predefinite sui dispositivi.

Ad esempio, Apple consentirà agli utenti europei di scaricare app al di fuori dell’App Store e scegliere liberamente il motore di ricerca.
Analogamente, gli utenti Android potranno fare lo stesso, e Microsoft non imporrà l’uso del browser Edge.

No alla condivisione dei dati degli utenti per pubblicità mirate

In termini di pubblicità e social media, il DMA proibirà alle aziende di favorire i propri servizi rispetto a quelli concorrenti, e limiterà la condivisione dei dati degli utenti per annunci pubblicitari mirati.

I social network non potranno più mostrare annunci personalizzati basati su dati sensibili o rivolti ai minori. Inoltre, Meta dovrà consentire agli utenti di separare gli account Facebook e Instagram.
Ultima novità, il DMA prevede che i sistemi di messaggistica siano interoperabili, permettendo lo scambio di messaggi di testo, video e immagini tra diverse applicazioni.

Secondo il Global Esg, Compliance and Risk Report 2023 del Boston Consulting Group, per un’impresa la differenza tra sopravvivere e prosperare sta nella capacità di anticipare e gestire i rischi in modo efficace. Nonostante sembri che il peggio sia alle spalle e l’economia stia rallentando, tagliare i costi nella gestione del rischio sarebbe un errore.
L’analisi del Boston Consulting Group offre una prospettiva basata su interviste condotte con dirigenti di 150 gruppi operanti in vari settori e mercati. 

Negli ultimi tre anni, caratterizzati da pandemia, crisi energetica e conflitti, le imprese hanno dovuto affrontare sfide senza precedenti. E in un’epoca definita ‘permacrisi’, una condizione di crisi permanente caratterizzata dal susseguirsi e sovrapporsi di situazioni d’emergenza, per le aziende la gestione del rischio emerge come elemento chiave per la sostenibilità e la prosperità.

Nell’era della permacrisi prevenire diventa cruciale

Investire nella prevenzione e gestione dei rischi, da quelli tradizionali, come carenze di manodopera o tecnologie obsolete, a quelli emergenti, legati a crisi climatica, responsabilità Esg, regolamentazione, cyberattacchi e Intelligenza artificiale, risulta cruciale. 
La gestione del rischio, poi, non è più un aspetto rilevante solo per il settore finanziario, ma è altrettanto essenziale per settori come energia e trasporti.

La continuità operativa in situazioni estreme, come pandemie o cyberattacchi su larga scala, diventa imperativa per tutte le aziende. Esiste un divario evidente tra le aziende esperte nella gestione del rischio e quelle meno mature, ma c’è una crescente consapevolezza di integrare la gestione dei rischi con le attività aziendali.

L’importanza dei sistemi di controllo aumenta con la dimensione aziendale

I risultati del sondaggio mostrano che circa tre quarti delle aziende esperte nella gestione del rischio attribuiscono a questa competenza un ruolo determinante nel superare le recenti crisi, mentre solo il 37% delle imprese meno mature condivide la stessa percezione.

La dimensione aziendale gioca un ruolo chiave, con l’importanza dei sistemi di controllo che aumenta con la grandezza del gruppo.
Le aziende più grandi beneficiano di efficaci prevenzioni dei rischi, utilizzando comitati ad hoc, incorporando la gestione del rischio nella strategia industriale e analizzando i dati. Tecnologie come l’Intelligenza artificiale vengono utilizzate per prevedere e mitigare i rischi.

Come devono agire le imprese in via di sviluppo? 

La sfida per le imprese nelle prime fasi di sviluppo della gestione del rischio è la mancanza di supporto dei vertici e la cultura aziendale non adeguata per affrontare i pericoli emergenti.
La chiave per passare da dilettanti ad aziende mature nella gestione del rischio è, quindi, quella di istituire un organismo centrale che definisca una strategia basata su un’analisi approfondita dei rischi tradizionali ed emergenti.

Il flusso informativo, riporta Adnkronos, deve essere bidirezionale, dai livelli operativi al comitato strategico. La raccolta e l’analisi in tempo reale dei dati, potenziate dall’uso di AI, sono fondamentali.
Personale con competenze strategiche, capacità di analisi dei dati e capacità di guidare l’azienda verso un nuovo modello di gestione del rischio sono i prossimi passi che le aziende devono muovere.