All’interno di uffici e studi professionali di ogni tipo, vi è solitamente una sala d’attesa dove gli utenti sono invitati ad attendere il proprio turno. Considerando che l’attesa di ciascuno può durare pochi minuti così come un’ora o più, è bene fare in modo da rendere questo lasso di tempo il più possibile piacevole e confortevole. Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare è già un buon inizio, in quanto l’acqua può dare sollievo soprattutto nelle giornate afose o in tutte quelle occasioni in cui si avverte la necessità di bere. L’ufficio che decide di erogare questo servizio deve necessariamente tenere a mente i costi al litro dell’acqua (quella dei boccioni costa molto di più di quella di rubinetto) e la qualità della stessa. Non sempre però, preferire la soluzione più economica comporta necessariamente il dover rinunciare alla qualità, al contrario. È ad esempio questo il caso dei distributori d’acqua per ufficio proposti da IWM, che ha rivoluzionato il settore.

Grazie a questo dispenser di ultima generazione infatti, è possibile prelevare direttamente dalla rete idrica l’acqua da bere e trattarla opportunamente grazie al sistema ad osmosi inversa di cui è dotato. L’acqua sarà dunque ancora più salutare e pura dopo il trattamento, con il grande vantaggio di avere il costo basso che tutti sappiamo (l’acqua di rubinetto è decisamente più economica di quella in bottiglia o dei boccioni), ma non solo. Gli innovativi distributori d’acqua IWM consentono anche di personalizzare l’acqua in base ai propri gusti per quel che riguarda la temperatura, il che è davvero eccezionale, così come il poterla bere gasata e magari accompagnata da qualche cubetto di ghiaccio. È una soluzione sempre più adottata all’interno di uffici di ogni tipo, sia per la sua convenienza che per l’assoluta tranquillità del sapere che sarà la stessa IWM ad occuparsi degli interventi di manutenzione periodica.

Nelle settimane di reclusione obbligata in casa a causa del codid-19, molti sono riusciti a sopravvivere all’ansia e alle ore vuote grazie all’intrattenimento offerto dalla televisione. Non solo, la rete, spesso denigrata, è stata invece un’ancora di salvezza per moltissimi italiani che hanno avuto accesso alle trasmissioni televisive anche via web e app. Insomma, tutti guardiamo la televisione in queste giornate forzatamente casalinghe. E i nostri connazionali, forse anche per non litigare per il possesso del telecomando, stanno sviluppando l’abitudine a seguire i loro programmi preferiti su smartphone, tablet, computer.

I dati dell’Auditel

Come riporta l’Ansa, i dati dell’Auditel parlano chiaro. I numeri, elaborati dall’Osservatorio dello Studio Frasi, rivelano che nella settimana dall’8 al 15 marzo le tv tradizionali hanno raccolto sui rispettivi siti o via app ben 338 milioni di clic e l’ascolto ‘digitale’ ha fatto segnare 507 milioni di ore in più rispetto alle corrispondenti settimane di gennaio e febbraio, quando non era ancora esplosa l’emergenza coronavirus. Insomma, la televisione attraverso il digitale ha registrato aumenti davvero sorprendenti.

Chi vince nella battaglia di connessioni, share e audience

Nella classifica di quali siano le reti preferite dagli italiani, non sorprende che sia la Rai a conquistare il primo posto con poco più di 37mila device connessi nel giorno medio e circa 254mila ore in più rispetto alla settimana precedente. Va invece a Sky la medaglia d’oro per quanto riguarda i clic (171,3 milioni). Lo share digitale (monitorato quindi sugli altri device) della tv pubblica, la Rai appunto, è del 34.13%; seguono Mediaset (32.94%), Sky (25.51%), La7 (4.33%) e Discovery (2.17%). Sul fronte dei canali preferiti, via web e via app, quelli più visti risultano essere nell’ordine Canale 5, Rai1, Rai2, Sky Digital News, La7, Sky Tg24 e Rainews 24.

Richiesta massima di notizie

Per ciò che concerne la tipologia di programmi più ricercata, e anche qui è un dato che non stupisce, la massima richiesta va alle news. Tra l’8 e il 15 marzo Sky Tg24 fa segnare un +531% in termini di device connessi e di tempo di fruizione mentre Rainews 24 +284%. Segno che anche i giovani, abituati all’uso di tablet e smartphone, cercano aggiornamenti sull’emergenza. “I dati – commenta Francesco Siliato, partner dello Studio Frasi e responsabile dell’Osservatorio – evidenziano chiaramente la crescita del consumo di contenuti in streaming e on demand: stando a casa, anche il pubblico della tv tradizionale, mediamente più anziano, sta potenziando la tendenza a scegliere quello che vuole, quando vuole. Un’abitudine che tenderà a rafforzarsi anche quando l’emergenza sarà finita”. 

Si chiama MonitorMinor ed è un nuovo tipo di stalkerware con funzionalità superiori a tutti quelli rilevati in precedenza. Questo software consente agli stalker di accedere segretamente a qualsiasi dato e di tracciare l’attività sui dispositivi monitorati, compresi i servizi di messaggistica e i social network più popolari, costituendo una minaccia per la privacy e un rischio per le informazioni e la vita personale di molte persone. Non sempre il monitoraggio e il controllo dei dati delle persone ha conseguenze sul piano tecnologico, tuttavia, gli sviluppatori di MonitorMinor hanno oscurato l’applicazione per contrastare gli strumenti anti-stalkerware.

MonitorMinor ottiene l’accesso ai dati dagli strumenti di comunicazione più diffusi

Secondo Karspesky le prime versioni di stalkerware utilizzavano la tecnologia geofencing, che consente all’operatore di individuare la posizione della vittima, e nella maggior parte dei casi, di intercettare sms e dati delle chiamate.

MonitorMinor invece non si limita a questo. Poiché le chat sono un mezzo fondamentale per la raccolta dei dati, il programma mira a ottenere l’accesso ai dati da tutti i più diffusi strumenti di comunicazione moderni. Ad esempio, sebbene in un sistema operativo Android “pulito” la comunicazione diretta tra le applicazioni sia impedita dalla sandbox, la situazione può essere ribaltata se viene installata un’applicazione di tipo super-user (SU utility), che garantisce l’accesso root al sistema. Una volta installata questa utility SU, i meccanismi di sicurezza del dispositivo decadono.

La minaccia può accedere ai pattern di sblocco dello schermo

Utilizzando questa utility i creatori di MonitorMinor consentono l’accesso completo ai dati su una varietà di popolari social media e applicazioni di messaggistica come Hangouts, Instagram, Skype, Snapchat e altri.

Inoltre, utilizzando i privilegi di root, lo stalkerware è in grado di accedere ai pattern di sblocco dello schermo, consentendo all’operatore dello stalkerware di sbloccare il dispositivo quando si trova nelle vicinanze o quando ne ha accesso fisico. Si tratta di una caratteristica unica che Kaspersky non ha mai identificato in precedenza, in nessuna minaccia per piattaforma mobile.

Implementa tutti i tipi di funzionalità di tracciamento ed è quasi impossibile da rilevare

Lo stalkerware però può operare in modo efficace anche senza accesso root, abusando dell’API del Servizio di Accessibilità progettato per rendere i dispositivi accessibili agli utenti disabili. Utilizzando questa API lo stalkerware è in grado di intercettare qualsiasi attività nelle applicazioni e di trasmettere audio in diretta. “MonitorMinor è superiore ad altri stalkerware per molti aspetti – dichiara Victor Chebyshev, research development team lead di Kaspersky – implementa tutti i tipi di funzionalità di tracciamento, alcune delle quali sono uniche, ed è quasi impossibile da rilevare sul dispositivo della vittima”. L’accesso nascosto diffuso, senza alcuna notifica all’utente, crea infatti un’applicazione progettata apposta per pedinare virtualmente un’altra persona.

Quando si decide di cambiare la cucina di casa si va sempre un pò in confusione perché non è mai semplice scegliere qualcosa semplicemente provando ad immaginare come possa inserirsi nel contesto di casa. Una bella cucina componibile, moderna e dal design ricercato, è abbastanza semplice da riconoscere ma non è detto che possa riempire perfettamente gli spazi all’interno dei nostri locali e godere di quella luce necessaria a mettere in evidenza ogni sfumatura. Questi sono i dubbi che solitamente interessano chi decide di rinnovare questo ambiente così importante di casa, ed è naturale nutrire dei dubbi o voler essere assolutamente sicuri trattandosi di un acquisto importante del quale non è possibile pentirsi. Pedrazzini Arreda risolve ogni dubbio o perplessità grazie a tutta una serie di servizi efficienti e all’avanguardia offerti alla propria clientela. Un team di progettisti aiuterà il cliente nell’individuare la soluzione più adatta, sulla base delle esigenze specifiche e degli spazi a disposizione.

Inoltre, grazie ad appositi software di settore, saranno realizzate delle fedeli anteprime tridimensionali in grado di aiutare il cliente a farsi una precisa idea di quello che sarà l’effetto finale una volta installata la nuova cucina. Individuata la soluzione perfetta, un team di falegnami ed installatori si occuperà fisicamente di mettere in posa la vostra nuova cucina, avendo cura di completare gli allacci idrici ed elettrici per consegnarvi una cucina già pronta da vivere. Pedrazzini Arreda opera da oltre 60 anni nel settore della vendita cucine Milano e conosce perfettamente le esigenze dei propri clienti, ed opera ogni giorno nell’ottica di offrire un servizio sempre migliore. Questo è il motivo per cui questa realtà

è considerato un punto di riferimento in Lombardia. Puoi visitare direttamente lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese oppure contattare il recapito telefonico 0298491249  per qualsiasi tipo di richiesta o informazioni.

E’ il web il “motore dell’informazione: lo rivela il 16° Rapporto Censis, evidenziando che sia il mezzo televisivo sia la tv conquistano nuova forza proprio grazie alla rete. Qualche dato particolarmente significativo: nel 2019 il numero di utenti che guarda la tv è rimasto stabile, ma con delle differenze. Calano infatti i fruitori della tv tradizionale (il digitale terrestre: -2,5% in un anno), mentre resta salda l’utenza della tv satellitare (-0,1%) e aumentano in maniera sostenuta sia la tv via internet  (web tv e smart tv al 34,5% di utenza, +4,4% in un anno) e quella mobile, che segna un 28,2% di spettatori con un incremento del 2,3% in un solo anno. In particolare, il Rapporto evidenzia quando sia diventato “normale” per gli utenti combinare su misura programmazione classica e palinsesti personali.

La radio tra i media più dinamici

La radio, da sempre tra i media più all’avanguardia, continua a conservare in Italia un numero stabile di ascoltatori, uguale di anno in anno: sono il 79,4% dei nostri connazionali. Quello che cambia, anche in questo caso, è la modalità di fruizione: calano infatti gli ascoltatori che usano l’apparecchio tradizionale (-5,3%), quelli che preferiscono l’autoradio sono costanti (+0,3% sul 2018) mentre aumentano le persone che sentono le trasmissioni radio via pc (+0,3% per un totale del 17,3% degli italiani). Ma il segmento che in assoluto registra i maggiori incrementi è quello degli utenti via smartphone: sono il 21,3% della popolazione, con un +0,6% sull’anno precedente.

Sempre più Internet

Il Rapporto sottolinea poi, come era inevitabile, un costante aumento degli utilizzatori di Internet: dal 78,4% al 79,3% della popolazione, con una differenza positiva di quasi un punto percentuale in un anno. Gli italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 73,8% al 75,7% (con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). I social network più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani (il 76,1% tra i 14-29enni), Facebook dal 55,2% (il 60,3% dei giovani), Instagram dal 35,9% (il 65,6% degli under 30). E WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani: il 3,5% in più in un anno, arrivando all’88,9% dei 30-44enni ma scendendo al 30,3% tra gli over 65.

Migliora la “salute” di carta stampata e libri

Infine, una buona notizia per i fan della carta stampata: rimane ferma la percentuale di lettori di quotidiani cartacei, al 37,3%, segnando la fine di un’emorragia costante degli ultimi anni. I lettori di libri, poi, sono sempre fermi alle stesse percentuali: chi dichiara di aver letto almeno un libro nel 2019 è pari al  41,9%, praticamente un dato identico al 2018.

Non c’è battaglia: il Colosseo è in assoluto il sito storico-artistico italiano più visitato, lasciando alle spalle altri gioielli nazionali come le Gallerie degli Uffizi e Pompei. La hit 2019 dei 30 dei musei e dei parchi archeologici statali dello Stivale più apprezzati dai visitatori è stata resa nota di recente dal MiBACT.

Quasi 30 milioni di visitatori per le meraviglie d’Italia

Se il Colosseo si conferma in testa alla classifica con con oltre 7,5 milioni di visitatori, seguito dagli Uffizi e da Pompei con rispettivamente 4,4 milioni di ingressi e 4 milioni di presenze, in generale l’Italia museale ha messo a segno un’ottima annata. Complessivamente, evidenzia il MiBACT, nei primi trenta musei e parchi archeologici statali sono entrati nel 2019 quasi 30 milioni di visitatori (circa 700.000 ingressi in più rispetto al 2018, con un incremento del 2,4%) che rappresentano più della metà dei visitatori dell’intero sistema museale statale. “A qualche anno dalla riforma dei musei i risultati straordinari si vedono sempre di più grazie al lavoro dei direttori e di tutto il personale. Più incassi vogliono dire più risorse per tutela e ricerca, servizi museali. Andremo avanti sul percorso dell’innovazione”, ha commentato il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini.

Chi sale e chi scende nella classifica Pompei in terza posizione ha registrato una decisa crescita (160mila biglietti in più rispetto l’anno precedente), seguita dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e da Castel Sant’Angelo di Roma. Tra i “casi” più eclatanti c’è l’exploit della Galleria Nazionale delle Marche che, con circa 70.000 biglietti in più rispetto ai quasi 195.000 visitatori del 2018, segna un +36,8% e sale di sette posizioni entrando al ventiseiesimo posto in Top 30, dove mancava dal 2012. A seguire una crescita significativa dei musei napoletani, capeggiata dal Museo di Capodimonte, che aumenta del 34,2% i visitatori e con quasi 253.000 ingressi scala quattro posizioni in classifica. Ottime performance anche per Castel Sant’Elmo, che passa da quasi 225.000 a 267.000 visitatori salendo dal trentesimo al ventisettesimo posto con un +18,7% di ingressi, e per Palazzo Reale, che con una crescita di visitatori dell’11% arriva a oltre 270.000 biglietti staccati che valgono il venticinquesimo posto in classifica, due posizioni in più rispetto all’anno scorso. Bene in termini di crescita anche le Terme di Caracalla a Roma, con un aumento del 10,9% dei visitatori sul 2018, e il Castello di Miramare a Trieste, con un +10,7% di ingressi. Ottimo risultato anche per Palazzo Ducale di Mantova, che da 324.000 visitatori passa a oltre 346.000 ingressi, un incremento del 7% su base annua che gli permette di salire di tre posizioni e piazzarsi al diciottesimo posto in classifica

Viaggiare sostenibile è un’esigenza sempre più sentita. E nel 2020 i viaggiatori si orienteranno ancora di più verso un turismo più consapevole, anche a costo di piccoli sacrifici. Secondo una ricerca di Booking.com condotta fra 22.000 viaggiatori di tutto il mondo, il 48% di essi afferma di essere disposto ad accettare qualche piccolo disagio, come ad esempio tempi di viaggio più lunghi o siti turistici chiusi a causa di un disastro naturale, se la propria visita potrebbe aiutare la ricostruzione della meta prescelta. Oltre un terzo (36%) dei viaggiatori a livello globale vuole infatti sforzarsi in maniera concreta di contribuire al benessere delle comunità visitate. Anche scegliendo mete di viaggio che non offrano solo l’opportunità di visitare posti meravigliosi, ma anche quella di aiutare l’economia locale a riprendersi da una forte battuta d’arresto.

Il turismo gioca un ruolo vitale nella crescita dell’economia locale

Il turismo gioca un ruolo vitale nell’aiutare una destinazione a rimettersi in piedi dopo un evento drammatico, poiché si accompagna alla crescita dell’economia, dell’occupazione e dello sviluppo in generale. Come appunto i luoghi colpiti da calamità naturali. In ogni caso, è importante che i viaggiatori rimangano sempre aggiornati sulle raccomandazioni dei governi, propri o dei Paesi che intendono visitare, e che inizino a pianificare il viaggio solo quando è considerato sicuro.

Fare la propria parte, ovunque ci si trovi

Nel 2020 i viaggi sostenibili, più che una scelta personale, diventeranno la norma. Così che per ognuno sia più facile fare la propria parte, ovunque si trovi.

Secondo i viaggiatori, tra i modi in cui si può avere meno impatto su una destinazione al primo posto figura la scelta di creare un itinerario che escluda le principali “trappole” per turisti (62%), al secondo la possibilità di conoscere i posti migliori in cui cercare un alloggio fuori del centro della città (60%), e al terzo quella di cercare attrazioni meno conosciute per evitare la folla (59%).

Soggiornare in strutture ricettive eco-compatibili

Il 51% dei viaggiatori intervistati dichiara inoltre di voler sostituire la meta di viaggio originale per un’alternativa meno conosciuta, ma simile, nello stesso Paese. Anche le strutture ricettive eco-compatibili rivestono un aspetto rilevante dei viaggi sostenibili. Tanto che più della metà dei viaggiatori intervistati da Booking.com (56%) pensa che sia importante prenderle in considerazione quando si prenota. Scegliere di soggiornare in una struttura che rispetti l’ambiente è indispensabile per chi vuole fare turismo sostenibile.

A ottobre di quest’anno il tasso di disoccupazione scende al 9,7%, segnando -0,2 punti percentuali, mentre il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti percentuali). A rilevarlo è l’Istat, che ha diffuso i dati provvisori di ottobre 2019 di occupati e disoccupati. Secondo l’Istituto di Statistica dopo la crescita dell’occupazione registrata nel primo semestre dell’anno, e il picco raggiunto a giugno, a partire da luglio l’andamento risulta altalenante, e nel mese di ottobre torna al livello massimo registrato quattro mesi prima. Con un aumento, rispetto a settembre, dovuto in particolare alla crescita dei lavoratori indipendenti. Contestualmente, aggiunge l’Istituto, si registra una diminuzione della disoccupazione e un aumento dell’inattività.

Un andamento che coinvolge tutte le classi d’età, tranne gli ultracinquantenni

Sempre nel mese di ottobre le persone in cerca di occupazione risultano in diminuzione del 1,7%, pari a -44mila unità. L’andamento della disoccupazione, spiega l’Istituto di Statistica, è sintesi di un marcato calo per gli uomini (-3,9%, pari a -52mila unità) e di un lieve aumento tra la donne (+0,7%, pari a +8mila unità) e coinvolge tutte le classi d’età tranne gli ultracinquantenni. A ottobre, inoltre, la stima degli occupati risulta in crescita (+0,2%, pari a +46 mila unità) rispetto a settembre. Il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti percentuali).  L’occupazione è in aumento per entrambe le componenti di genere, cresce tra gli over 35 (+49mila), cala lievemente tra i 25-34enni ed è stabile tra gli under 25. L’incremento dell’occupazione, spiega l’Istat, è dovuto alla crescita degli indipendenti (+38mila) e dei dipendenti a termine (+6mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti.

Nel confronto trimestrale l’occupazione risulta stabile

Nel trimestre agosto-ottobre l’occupazione nel complesso è sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente, con una leggera crescita della componente femminile. Nello stesso periodo aumentano i dipendenti a termine (+1,2%, +38mila) e sono sostanzialmente stabili i permanenti, mentre risultano in calo gli indipendenti (-0,7%, -40mila). Si registrano, inoltre, segnali positivi per i 25-34enni e per gli over 50, negativi nelle altre classi. Oltre agli occupati, nel trimestre si rileva stabile anche il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, mentre risultano in calo le persone in cerca di occupazione (-1,9%, pari a -50mila).

Su base annua variazione positiva trainata dai dipendenti permanenti

Su base annua, riporta Adnkronos, l’occupazione risulta in crescita (+0,9%, pari a +217 mila unità). L’espansione riguarda sia donne sia uomini e tutte le classi d’età, tranne i 35-49enni. Al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età, e la crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+231mila unità nel complesso), in particolare. dai permanenti (+181mila). mentre calano gli indipendenti (-15mila). Nell’arco dei 12 mesi, la crescita degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-9,7%, pari a -269mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,4%), pari a -49mila.

La Relazione sullo Stato della Green Economy, presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy, ha fatto il punto sul percorso italiano verso la sostenibilità. E se in Italia questa transizione presenta ancora molte criticità, ma qualche eccellenza, soprattutto per rinnovabili, riciclo dei rifiuti, agricoltura e capitale naturale. Lo studio ha individuato 9 tematiche strategiche per valutare l’andamento dei Paesi. In particolare, emissioni di gas serra, risparmio ed efficienza energetica, fonti rinnovabili, economia circolare e uso efficiente delle risorse, eco-innovazione, agricoltura, territorio e capitale naturale, mobilità sostenibile e green city.

Aumentano le emissioni di gas serra e il consumo energetico cresce più del Pil

Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, riporta Askanews, nel 2018 non accennano a diminuire, attestandosi intorno alle 426 MtCO2eq. Anche i dati del primo semestre del 2019 indicano un aumento, e responsabile è il settore dei trasporti. Inoltre, nel 2018 il consumo lordo di energia è cresciuto più del Pil: a fronte di un +0,9% di Pil è aumentano del 2%, con un conseguente aumento di intensità energetica e di bolletta energetica. Nel 2018 anche i consumi finali hanno registrato un aumento dell’1,5%. Trainanti i trasporti, con un aumento del 3,2% dei consumi finali, il tasso di crescita più alto del settore degli ultimi vent’anni.

Fonti rinnovabili, economia circolare, ecoinnovazione e digitalizzazione

La quota di rinnovabili è cresciuta di un solo punto percentuale in 5 anni, ma l’Italia resta prima fra i Paesi europei per fonti rinnovabili. Che con circa 22 Mtep soddisfano il 18,3% del fabbisogno energetico interno, contro il 17,5% della media europea. Questo, anche se nei trasporti l’uso delle rinnovabili è ancora marginale, e la produzione di biometano è triplicata nel 2018. Inoltre peggiora il tasso di circolarità, dove l’Italia si classifica al terzo posto dopo Francia e Regno Unito. Per il riciclo dei rifiuti, invece si colloca al secondo posto dietro alla Germania e supera di due punti percentuali la media UE, mentre per spesa ambientale è al 22° posto in Europa in R&S, e per digitalizzazione al 24°.

Agricoltura, territorio e capitale naturale, mobilità sostenibile e green city

Con un valore aggiunto dell’agricoltura pari a 32,2 miliardi di euro, l’Italia si trova al vertice  della classifica europea 2018, mentre in termini di valore della produzione è seconda solo alla Francia. Le superfici coltivate col metodo biologico ammontano nel 2017 a quasi 12,6 milioni di ettari, con un incremento di circa il 25% rispetto al 2012. Ma nel 2018 sono ancora 51 i chilometri quadrati di territorio consumati, e nelle 14 città metropolitane si concentra più di un quinto del suolo artificiale. Inoltre, l’Italia è il Paese europeo col tasso più alto di auto, 644 per 1.000 abitanti, e nei primi otto mesi del 2019 le emissioni medie delle nuove auto immatricolate sono aumentate del 5,5% rispetto al 2018. Quanto alla green city, la maggior parte dei bus pubblici è molto anziana ed è alimentata ancora a diesel. Gli e-bus sono presenti solo a Milano, Torino, Bergamo e Cagliari.

Il mercato italiano del Cloud nel 2019 vale 2,77 miliardi di euro. Un’accelerazione superiore alla media internazionale, in crescita del 21%, che registra un valore di 153 miliardi di dollari. In Italia il Cloud è diventato il modello preferibile nello sviluppo di progetti digitali nel 42% delle grandi imprese, e l’unica scelta possibile nel 11% dei casi. Un cambiamento di paradigma che si conferma nelle più ampie strategie per l’evoluzione del sistema informativo aziendale, che vedono già nel 54% delle organizzazioni una situazione ibrida, e nel 21% un approccio ormai totalmente Cloud.

Il 24% delle aziende possiede un team dedicato alla gestione della nuvola

Oggi il 24% delle aziende italiane possiede un team dedicato alla gestione della “nuvola” (era solo il 10% nel 2018). Ma per sei aziende su 10 è difficile reperire le figure professionali necessarie sul mercato.Tra le Pmi, ancora solo una su tre (30%) adotta soluzioni in Cloud, anche se il loro approccio strategico alla nuvola (Cloud-First o Cloud-Only) è in linea con quello delle grandi aziende.

Tra le imprese che non possiedono un centro di eccellenza, il 22% ha inserito comunque specialisti dedicati all’interno della Direzione IT, e un ulteriore 17% ha intenzione di creare un team specifico in futuro.

Manifatturiero, bancario, Telco e Media i primi tre settori per rilevanza

Da quanto emerge dall’Osservatorio Cloud Transformation promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano i primi tre settori per rilevanza nell’utilizzo del Cloud si confermano il Manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore Bancario (20%) e Telco e Media (15%). Seguono servizi (10%), utility (9%), PA e sanità (8%), Retail e GDO (8%) e Assicurazioni (5%).

“Ancora poche le realtà che promuovono la Cloud Transformation”

Se quindi il Cloud si conferma come piattaforma abilitante per la trasformazione digitale “sono ancora troppo poche le realtà che hanno iniziato a promuovere la Cloud Transformation attribuendole rilevanza anche dal punto di vista organizzativo”, dichiara Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation.

L’82% delle imprese ha ormai compreso che il Cloud abilita una maggiore agilità dell’IT aziendale, “tuttavia – prosegue Piva – l’utilizzo di metodologie specifiche è ancora molto limitato. Il 58% delle organizzazioni inoltre dichiara difficoltà di diverso tipo, che vanno dalla capacità di comprendere i nuovi profili professionali necessari, a quella di reperirli sul mercato e formarli”. Se dunque, da un punto di vista tecnologico, la Cloud Transformation è ormai avviata, con percentuali di adozione che raggiungono l’84% dei casi, “le modalità con cui accompagnare le persone in un percorso che permetta di raggiungere gli obiettivi desiderati – sottolinea Piva – è ancora da progettare”.